Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

    1. M.A.M.O. impugnava l'atto di irrogazione di sanzioni relativo alla violazione di cui al D.L. n. 167 del 1990, art. 5, per non aver dichiarato nel modulo RW del modello unico 2003 investimenti esteri per Euro 5.024.280,00 con riferimento al periodo di imposta 2002. La commissione tributaria provinciale di Milano accoglieva il ricorso con sentenza che era confermata dalla commissione tributaria regionale della Lombardia sul rilievo che l'art. 4 della convenzione tra Italia e Federazione Russa contro le doppie imposizioni prevede quale primo dei criteri risolutivi, al fine di risolvere il conflitto di residenza, quello secondo cui, quando una persona fisica è considerata residente in entrambi gli Stati contraenti, detta persona è considerata residente nello Stato contraente nel quale ha una abitazione permanente. Ne derivava che, avendo il contribuente dimostrato di essere proprietario nel territorio russo di una casa di civile abitazione sita in (OMISSIS) e di essere stato presente nel territorio russo nel corso dell'anno 2002 per 183 giorni, mentre non risultava che in Italia egli possedesse ad alcun titolo una casa di abitazione, si doveva ritenere che egli avesse in Russia, e non già in Italia, una abitazione permanente, sicchè doveva essere considerato un soggetto convenzionalmente residente in (OMISSIS).

    2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l'agenzia delle entrate affidato a 2 motivi. Si è costituito in giudizio con controricorso il contribuente.

    3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all'art. 4, comma 2, lett. a, della convenzione Italia-Russia contro le doppie imposizioni, ratificata con L. n. 372 del 1997. Sostiene che la CTR ha erroneamente ritenuto che l'abitazione permanente vada identificata facendo riferimento alla proprietà o ad altro titolo giuridico in...

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  • Diritto

    ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Osserva la Corte che entrambi i motivi di ricorso debbono essere esaminati congiuntamente in quanto sottendono la medesima questione giuridica. Essi sono ammissibili in quanto non sottendono una diversa valutazione del fatto controverso ma concernono la corretta interpretazione di norme giuridiche.

    L'art. 4, comma 2, della convenzione Italia-Russia contro le doppie imposizioni, ratificata con L. n. 372 del 1997, prevede che "1. Ai fini della presente Convenzione, l'espressione "residente di uno Stato Contraente" designa ogni persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è ivi assoggettata ad imposta, a motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione, luogo di costituzione o di ogni altro criterio di natura analoga. Tuttavia, tale espressione non comprende le persone che sono assoggettate ad imposta in detto Stato soltanto per il reddito che esse ricavano da fonti situate in detto Stato. 2. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati Contraenti, la sua situazione è determinata nel seguente modo: a) detta persona è considerata residente dello Stato Contraente nel quale ha un'abitazione permanente. Quando essa dispone di un'abitazione permanente in entrambi gli Stati Contraenti, è considerata residente dello Stato Contraente nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali);" (seguono altri criteri elencati per ordine gerarchico).

    La questione che si pone è se per "abitazione permanente" debba intendersi un fabbricato in proprietà od in uso in base ad altro titolo giuridico oppure un fabbricato di cui il contribuente possa comunque disporre.

    Al fine di pervenire alla corretta interpretazione della norma di cui all'art. 4, comma 2, lett. a, della convenzione Italia-Russia contro le doppie imposizioni...

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