• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Innanzi al Tribunale di Milano vennero riunite quattro procedure esecutive immobiliari, due promosse nei confronti del solo G.C. e le altre anche nei confronti di M.E., in quanto aventi ad oggetto i medesimi immobili.

    Gli esecutati proposero opposizione all'esecuzione, ma - rigettata la richiesta di sospensione - si procedette egualmente alla vendita.

    Successivamente, con provvedimento del 18 settembre 2012, il giudice dell'esecuzione approvò il progetto di distribuzione depositato (a seguito di numerose osservazioni e modifiche) in data 7 giugno 2012, sospendendo l'assegnazione solo limitatamente alla somma di Euro 17.692,08 destinata a Ga.Ro..

    Tale ordinanza fu impugnata dagli esecutati, ai sensi degli artt. 512 e 617 c.p.c.. Il tribunale con sentenza pronunciata, ai sensi dell'art. 281-sexies c.p.c., in data 26 novembre 2015, accolse parzialmente l'opposizione, disponendo che il progetto di distribuzione fosse riformulato, quanto all'importo di Euro 101.291,96, secondo nuovi criteri.

    Contro tale decisione gli esecutati, solo parzialmente vittoriosi, hanno proposto ricorso straordinario ex art. 111 Cost., articolato in quattro motivi, ed hanno successivamente depositato una memoria difensiva con allegata una sentenza della Corte d'appello di Milano relativa alla posizione creditoria della Banca Popolare di Bergamo s.p.a.

    La stessa Banca Popolare di Bergamo s.p.a., la Deutsche Bank A.G. e la BBS s.p.a. resistono con controricorso e quest'ultima ha anche proposto ricorso incidentale seguito da memorie difensive.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Deve essere preliminarmente rilevata, anche d'ufficio, l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, in ragione del mancato deposito della "copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta".

    Infatti, dall'esame del fascicolo d'ufficio e di quello dei ricorrenti non risulta la presenza della copia autentica della sentenza impugnata, che non è stata prodotta neppure dai controricorrenti o dal ricorrente incidentale, come si evince dagli analoghi controlli effettuati nei rispettivi fascicoli.

    2. L'onere - posto a condizione di procedibilità del ricorso - di depositare copia autentica del provvedimento impugnato permane nonostante l'originale sia stato formato digitalmente.

    Il grado di merito, infatti, si è svolto nelle forme del processo civile telematico (PCT), mentre nel giudizio di cassazione il deposito ex art. 369 c.p.c. non può che avere ad oggetto documenti in formato analogico (cartaceo), poichè l'applicabilità della disciplina del processo telematico nel grado di legittimità è limitata alle sole comunicazioni e notificazioni da parte delle cancellerie delle sezioni civili (D.M. Giustizia 19 gennaio 2016, emesso ai sensi del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16, comma 10).

    Trova quindi applicazione il D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-bis, comma 9-bis convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni.

    La disposizione prevede che il difensore può estrarre copia analogica degli atti processuali e dei provvedimenti giudiziari redatti in formato digitale, attestandone personalmente la conformità della copia al corrispondente atto contenuto nel fascicolo informatico. Le copie così realizzate, munite della predetta attestazione di conformità, equivalgono all'originale.

    Pertanto, l'onere imposto dall'art....

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