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Cassazione civile, 2017, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Nel 2006 C.E. convenne dinanzi al Tribunale di Como il condominio del fabbricato sito a (OMISSIS), denominato "(OMISSIS)", esponendo che nel 2004, mentre usciva dall'ascensore condominiale del suddetto fabbricato, inciampò nel dislivello formatosi tra il pavimento della cabina dell'ascensore e quello del piano di arresto, cadde, e riportò lesioni personali.

    Invocò pertanto la responsabilità ex art. 2051 c.c., del condominio convenuto, e ne chiese la condanna al risarcimento del danno.

    Il condominio si costituì e, oltre a negare la propria responsabilità, chiamò in causa il proprio assicuratore della responsabilità civile, la UnipolSai s.p.a. (olim, Aurora Assicurazioni s.p.a.).

    2. Con sentenza 25.6.2008 n. 1610 il Tribunale di Como rigettò la domanda.

    La Corte d'appello di Milano, adita dal soccombente, con sentenza 19.3.2013 n. 1144 rigettò il gravame.

    Per quanto in questa sede ancora rileva, la Corte d'appello ritenne che:

    (-) l'appellante aveva riproposto le difese del primo grado, "senza censurare in modo specifico le argomentazioni con cui il tribunale le ha disattese";

    (-) il dislivello tra l'ascensore ed il piano di calpestio, sia che fosse stato di 5 cm (come ritenuto dal Tribunale), sia che fosse stato di 8 cm (come asserito dall'attore) "non poteva rappresentare un'insidia", ma anzi rappresentava una situazione "ricorrente e probabilissima";

    (-) la causa del sinistro andava perciò individuata nella condotta distratta della vittima, perchè era suo onere "verificare il piano di calpestio che (anda)va ad impegnare";

    (-) l'ascensore non presentava anomalie;

    (-) la vittima conosceva tutte le caratteristiche dell'ascensore, in quanto inquilino del fabbricato;

    (-) la vittima aveva una patologia alla gamba destra che ne limitava la capacità di deambulazione, e ciò avrebbe dovuto indurlo a...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Sul rito applicabile.

    1.1. Preliminarmente deve rilevarsi come il ricorso oggetto del presente giudizio sia stato assegnato a questa Sezione, per essere deciso in camera di consiglio ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, dopo che la sezione di cui all'art. 376 c.p.c., comma 1, cui era stato in un primo momento assegnato, ha ritenuto di spogliarsene.

    Tuttavia l'art. 380 bis c.p.c., comma 3, (nel testo novellato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, comma 1, lett. (e), convertito dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197), stabilisce che se la sezione di cui all'art. 376 c.p.c., comma 1, (cosiddetta "sezione filtro") ritiene che non ricorrano le ipotesi previste dalla legge per la decisione del ricorso in camera di consiglio, ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., "rimette la causa alla pubblica udienza della sezione semplice".

    Occorre, dunque, preliminarmente stabilire se il presente ricorso possa essere trattato senza discussione orale e deciso in camera di consiglio ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, sebbene provenga da una precedente camera di consiglio ex art. 380 bis c.p.c., ipotesi per la quale la legge parrebbe consentire soltanto il rinvio alla pubblica udienza.

    1.2. A tale quesito, tuttavia, deve darsi risposta affermativa.

    Il D.L. n. 168 del 2016, cit., ha elevato da due a tre le possibili forme di definizione del ricorso per cassazione che non sia di competenza delle Sezioni Unite, ovvero:

    (a) con decisione in camera di consiglio da parte della sezione "filtro", ex artt. 375 e 380 bis c.p.c., quando il ricorso sia:

    (à) inammissibile;

    (à') manifestamente infondato;

    (à'') manifestamente fondato;

    (b) con decisione in camera di consiglio da parte della sezione semplice, ex art. 375 c.p.c., comma 2, e art. 380 bis c.p.c., comma 1, come ipotesi "ordinaria";

    (c) con decisione in pubblica udienza...

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