• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con decreto del 5.2.2015, la Corte d'Appello di Firenze, in accoglimento del reclamo proposto da S.C., ha rigettato la domanda con cui P.M.R. aveva chiesto, a modifica delle condizioni della sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il riconoscimento dell'assegno divorzile. Dopo aver posto in evidenza che la convivenza, cessata di fatto alla fine del 1982, era durata per soli due anni (essendo il matrimonio stato celebrato nell'estate del 1980) e che in epoca successiva le parti avevano avuto autonome vicende economiche e sentimentali, i giudici d'appello hanno ritenuto inammissibile la richiesta di riconoscimento dell'assegno, avanzata dalla P. dopo circa trent'anni (agosto 2012), in quanto la situazione patrimoniale della stessa era ricollegabile a scelte da lei fatte in epoca successiva, sicchè non era ravvisabile il nesso causale tra l'unione coniugale e l'attuale condizione economica della donna.

    Avverso detta sentenza, ricorre per cassazione P.M.R. sulla base di tre motivi, ai quali il S. resiste con controricorso, successivamente illustrato da memoria.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Coi tre motivi di ricorso, la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e 3, la violazione dell'art. 115 c.p.c. e la L. n. 898 del 1970, art. 5, nonchè omesso esame del fatto, decisivo per il giudizio, relativo al contributo all'avvio delle iniziative imprenditoriali del coniuge da parte di essa ricorrente, sia mediante il sacrificio della sua attività lavorativa retribuita, sia mediante l'apporto economico fornito dal proprio padre. La ricorrente afferma, in particolare, che, in base alla L. n. 898 del 1970, art. 5, la Corte avrebbe dovuto accertare l'inadeguatezza dei mezzi a disposizione di essa ricorrente a mantenere il tenore di vita, proprio di una famiglia benestante, goduto durante il matrimonio, mentre aveva erroneamente concentrato la propria attenzione sulle successive vicende sentimentali ed economiche, che, peraltro, erano coerenti con le premesse poste durante la vita coniugale: il marito aveva sviluppato la propria attività, e lei aveva, invece, fatto lavoretti saltuari, fino a quando, nel 2012, non era più riuscita a mantenersi da sola. Il rilievo dato alla breve durata della vita coniugale era erroneo, prosegue la ricorrente, essendo tale dato rilevante ai fini della determinazione del quantum dell'assegno, ma non per la valutazione della relativa spettanza.

    2. I motivi vanno rigettati, anche se va integrata la motivazione.

    3. Occorre premettere in fatto che le parti hanno contratto nozze nel luglio del 1980, che la convivenza è cessata nel dicembre 1982, che nè in sede di separazione personale, nè in sede in divorzio, pronunciato nel 1997, è stata avanzata dalla P. istanza di assegno, domanda che è stata proposta, per la prima volta, nel corso del 2012, con l'istaurazione del presente procedimento della L. n. 898 del 1970, ex art. 9. Si pone, dunque, anzitutto la questione dei presupposti per il riconoscimento dell'assegno divorzile, e, poi, quella relativa ai...

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