• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    M.P. ricorre con sei motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. del Lazio, n. 147/6/2012 dep. il 5 giugno 2012, che su impugnazione di avviso di accertamento induttivo del reddito (ai fini Irpef per l'anno 2002), derivante da mancata dichiarazione di plusvalenza da cessione di licenza di taxi, ha respinto l'appello del contribuente.

    La C.T.R., preso atto della puntuale difesa del contribuente, ha considerato sanato l'eccepito difetto di motivazione dell'accertamento dal raggiungimento dello scopo, ed in ogni caso sufficiente "che l'avviso enunci il criterio astratto in base al quale è stato rilevato il maggior valore, riservando in sede contenziosa l'esame del valore in contraddittorio fra le parti", potendo, l'originaria mancanza o insufficienza della motivazione, essere sanata in sede contenziosa. Nel merito ha ritenuto fondato "l'accertamento induttivo ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 facendo riferimento a studi specifici sull'argomento e ai dati reperiti presso le associazioni di categoria", in quanto il trasferimento di licenza taxi si configura come cessione di azienda e la plusvalenza realizzata rientra nel reddito d'impresa, imponibile ex art. 86 e 58 TUIR e tassato a norma dell'art. 17, comma 1, lett. b) e comma 2 TUIR. Per contro nessuna "prova contraria sarebbe stata offerta dal contribuente al fine di dimostrare l'inefficacia dei dati accertati d'Ufficio".

    L'Agenzia si costituisce al solo fine di partecipare all'udienza.

    Il ricorrente ha depositato successiva memoria.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Col primo motivo del ricorso si deduce violazione di legge (L. n. 212 del 2000, art. 7 e L. n. 241 del 1990, art. 3), per asserita mancanza di motivazione dell'avviso di accertamento, basato su generiche informazioni assunte presso il Comune di Roma e su un'indagine svolta dall'Università della Tuscia per la quantificazione dell'importo della cessione di licenza taxi, senza allegare gli atti richiamati. Errore della sentenza che, pur dando atto della carenza di motivazione del provvedimento, ha ritenuto sanato il vizio dalla proposizione del ricorso del contribuente.

    2. Col secondo motivo si deduce contraddittoria motivazione, laddove si riconosce l'esistenza di un vizio di motivazione dell'accertamento ma lo si ritiene sanato in sede contenziosa.

    Gli indicati motivi, che possono essere trattati congiuntamente stante la loro evidente connessione, sono inammissibili per carenza di autosufficienza, in quanto non è stato riprodotto nel ricorso l'avviso di accertamento. Avendo il contribuente censurato la sentenza della commissione tributaria regionale sotto il profilo della congruità del giudizio espresso in ordine alla motivazione dell'atto impositivo, doveva rendere il ricorso autosufficiente sullo specifico profilo, ex art. 366 c.p.c., riportando innanzi tutto la motivazione in concreto adottata nell'atto impositivo, al fine di consentirne una verifica di congruità in base al ricorso medesimo (Cass. n. 22003 del 2014; n. 2928 del 2015).

    3. Col terzo motivo si lamenta omessa valutazione di un fatto decisivo, non fornendo la C.T.R. alcun elemento utile per comprendere l'iter logico giuridico seguito, in mancanza di specifico riferimento a riscontri oggettivi e alle presunzioni cui la C.T.R. fa solo un generico riferimento.

    Questo motivo è fondato.

    La C.T.R. non ha infatti indicato i dati concreti da cui ha tratto il convincimento della congruità dei valori...

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