• Fatto

    RILEVATO IN FATTO

    che:

    la corte d'appello di Napoli, per quanto ancora di interesse in questa sede, rigettava l'appello di F.S. avverso la sentenza di primo grado nella parte in cui, definendo il giudizio di separazione personale della stessa F. dal coniuge D.M.S., aveva affidato i figli minori a entrambi i genitori, con residenza privilegiata presso la madre, e regolato il diritto-dovere di frequentazione del padre coi figli mediante incontri protetti e monitorati dai competenti servizi sociali;

    ad avviso della predetta appellante, a lei avrebbero dovuto essere affidati, invece, i figli in via esclusiva, e si sarebbe dovuto impedire o sospendere, stante il rifiuto dei minori, gli incontri tra questi e il padre finanche in ambiente protetto;

    la corte d'appello rigettava il gravame facendo leva su quanto emerso sia dall'ascolto dei minori sia dalle c.t.u., compresa quella svolta in separata sede (dinanzi al tribunale per i minorenni): evidenziava che sui ragazzi, e soprattutto sul figlio A., erano state riscontrate manifestazioni di allarme e diffusa percezione di pericolo nel rapporto col padre, pericolo di fatto inesistente, e una evidente labilità emotiva tale da rimandare a manifestazioni isteriche a tipo di sindrome di alterazione parentale (PAS); ciò a fronte di un rapporto di dipendenza e di attaccamento simbiotico dei figli alla madre;

    la corte territoriale ricostruiva poi i profili di personalità di entrambi i genitori, escludendo una loro assoluta inidoneità alla funzione parentale ma evidenziando che lo stato dei loro negativi rapporti personali aveva avuto pessimi riflessi sull'esercizio della comune responsabilità genitoriale; esprimeva infine il convincimento che il padre doveva assumersi le proprie responsabilità nell'ambito dell'affidamento condiviso e che la madre aveva l'obbligo morale e giuridico di rendere possibile tale condivisione, senza perseverare in...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    che:

    col primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 9 e 12 della convenzione di New York del 20-111989, in quanto la corte d'appello sarebbe incorsa nella totale ablazione della volontà manifestata dai minori (di 15 e 16 anni), facendo propri gli accertamenti peritali intesi a concludere per l'esistenza della PAS; in particolare la corte del merito avrebbe omesso di verificare il fondamento scientifico di una tal consulenza, caratterizzata da devianza dalla scienza medica ufficiale;

    col secondo motivo si deduce l'insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza a proposito dell'applicazione dell'affido condiviso;

    col terzo motivo infine ci si duole della illogicità e della contraddittorietà della motivazione in ordine al governo delle spese processuali, nonchè della falsa applicazione del D.M. 10 marzo 2014, art. 5;

    il primo motivo è inammissibile in quanto basato su una lettura distorta dell'impugnata sentenza;

    per quanto menzionando l'ipotesi della PAS come emersa dalle c.t.u., la corte partenopea ha dato conto di tutti gli elementi posti a base delle prescelte modalità di affidamento, ritenendo codeste modalità funzionali al ripristino, per quanto nella prudenziale ottica degli incontri protetti, di relazioni fisiologiche tra il padre e i figli;

    in particolare l'impugnata sentenza, motivatamente esaminando i profili di idoneità dei coniugi allo svolgimento delle funzioni genitoriali, ha fatto corretta applicazione del principio per cui, in tema di affidamento di figli minori, tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l'altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena (v. Cass. n. 6919-16);

    questa Corte da tempo va ripetendo che, in tema di affidamento dei figli...

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