Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    In riforma della decisione di prime cure ed in accoglimento dell'appello principale proposto da Allianz Subalpina Assicurazioni s.p.a., la Corte di appello di Bari con sentenza 22.3.2013 n. 212 ha ritenuto che il breve lasso di tempo (circa quattro ore) intercorso tra le lesioni personali subite da D.L.V.R. in conseguenza di sinistro stradale (occorso il (OMISSIS) alle ore 9,30 circa) e l'exitus verificatosi (alle ore 13 circa) subito dopo il trasporto in ospedale, non consentisse, anche in difetto di prova dello stato di coscienza del danneggiato, di accertare il diritto del de cuius al risarcimento del danno biologico, che il Tribunale aveva liquidato in Euro 373.416,00 in favore degli eredi D.F. - coniuge -, e D.L.G. e D.L.S. - figli -. In ogni caso, doveva ritenersi errato anche il criterio di liquidazione del danno biologico al "de cuius", in quanto calcolato in relazione alla probabile aspettativa di vita anzichè in relazione alla durata effettiva della stessa. Il Giudice di appello ha inoltre statuito che, non avendo fornito i danneggiati prova della maggiore remuneratività, rispetto alla rivalutazione monetaria, degli impieghi cui gli stessi avrebbero destinato le somme spettanti a titolo risarcitorio, ove tempestivamente corrisposte, doveva escludersi la liquidazione di interessi compensativi, spettando soltanto gli interessi corrispettivi, sull'importo rivalutato, dalla sentenza al saldo.

    La sentenza di appello, non notificata, è stata impugnata per cassazione dagli eredi di D.L.V.R. con tre motivi deducendo vizi di motivazione e violazione di norme di diritto.

    Gli intimati non hanno resistito.

    I ricorrenti hanno depositato memoria illustrativa.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo ("errore di diritto - errata applicazione di norme di legge - errata e contraddittorio motivazione") i ricorrenti impugnano la sentenza di appello contestando la mancata attribuzione agli eredi di D.L.V.R. del "danno non patrimoniale" che doveva essere riconosciuto alla vittima del sinistro, avendo ritenuto il Giudice di appello di escludere, con accertamento in fatto, che il brevissimo periodo di tempo - circa quattro ore - intercorso tra la verificazione del sinistro stradale (ore 9,30 circa) e la morte, avvenuta dopo il trasporto in ospedale (ore 13 circa), potesse integrare il presupposto dell' "apprezzabile lasso temporale" tra l'evento lesivo ed il decesso indispensabile per ravvisare la produzione del danno-conseguenza (danno biologico terminale), ed avendo ancora ritenuto non provato lo stato di cosciente sofferenza psichica, elementi tutti indispensabili ad integrare il danno-conseguenza della percezione soggettiva dello stato d'animo di angoscia.

    Nelle more della udienza di discussione la questione della risarcibilità agli eredi del danno (biologico, morale-catastrofale, tanatologico) patito dalla vittima deceduta in conseguenza della condotta illecita, che aveva dato luogo a contrasto tra le sezioni semplici, è stata definitivamente ricomposta dalle Sezioni Unite di questa Corte (Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 15350 del 22/07/2015) secondo le seguenti linee guida:

    - alla vittima può essere risarcita la perdita di un bene avente natura non patrimoniale, nella misura in cui la stessa sia ancora in vita: presupponendo la vicenda acquisitiva del diritto alla reintegrazione della perdita subita la capacità giuridica riconoscibile soltanto ad un soggetto esistente (art. 2 c.c., comma 1);

    - i danni non patrimoniali risarcibili alla vittima, trasmissibili "jure hereditatis", possono pertanto consistere:

    a) nel "danno biologico" (cd....

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