• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con decreto 3 maggio 2015, la Corte d'Appello di Roma ha accolto il reclamo di V.G. avverso l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato la sua domanda di revoca del contributo di mantenimento della figlia maggiorenne G., disposto a favore dell'ex coniuge D.M.G., rilevando che erano venute meno le relative condizioni, non essendosi la figlia, trentacinquenne, neppure attivata per la ricerca di un lavoro successivamente al compimento del diciottesimo anno di età e non essendo affetta da patologie che ne riducessero la capacità lavorativa.

    La D.M. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi e a una memoria; V. non ha svolto difese.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato falsa applicazione dell'art. 739 c.p.c., non avendo la Corte di merito considerato che il reclamo era tardivo, a norma dell'art. 739 c.p.c., comma 2, in quanto proposto (con atto notificato il 15 aprile 2014) oltre il termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto da parte del cancelliere (in data 25 marzo 2015).

    Il motivo è infondato. Nei procedimenti in camera di consiglio che si svolgono nei confronti di più parti ed anche in quelli contenziosi assoggettati per legge al rito camerale, qual è quello disciplinato dalla L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 1, salvo che non sia diversamente disposto in modo espresso, è la notificazione del decreto, effettuata ad istanza di parte (e non la comunicazione da parte del cancelliere), idonea a far decorrere - tanto per il destinatario della notifica che del notificante - il termine di dieci giorni per la proposizione del reclamo, ai sensi dell'art. 739 c.p.c., comma 2, (Cass. n. 4482/2003). E' inammissibile l'ulteriore censura di omessa pronuncia sull'eccezione di tardività del reclamo, alla luce del principio secondo cui il mancato esame da parte del giudice di una questione puramente processuale non è suscettibile di dar luogo al vizio di omissione di pronuncia, il quale si configura esclusivamente nel caso di mancato esame di domande od eccezioni di merito (Cass. n. 321/2016).

    Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c. ed erronea valutazione delle prove e della documentazione prodotta in primo grado, essendo infondata la richiesta del V. di revoca del provvedimento di mantenimento della figlia e non avendo la Corte valutato le ottime condizioni economiche del V., il quale era titolare di diversi fabbricati e terreni e aveva acquisito bene in via ereditaria.

    Il motivo è inammissibile in entrambi i profili in cui è...

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