• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza resa in data 17 settembre 2015, il G.U.P. del Tribunale di Napoli Nord dichiarava: E.E.S. responsabile dei reati a lui ascritti e relativi a violazioni della normativa sugli stupefacenti e lo condannava alla pena di anni 10 di reclusione ed Euro 80.000 di multa; P.D. responsabile del reato a lui ascritto, con la recidiva aggravata, e relativo a violazioni della normativa sugli stupefacenti e lo condannava alla pena di anni 8 di reclusione ed Euro 42.000 di multa; F.I. responsabile del reato a lei ascritto, con la recidiva aggravata, e relativo a violazioni della normativa sugli stupefacenti e la condannava alla pena di anni 6 mesi 8 di reclusione ed Euro 42.000 di multa; B.F.A. responsabile dei reati a lui contestati con la recidiva aggravata, e relativi a violazioni della normativa sugli stupefacenti, e lo condannava alla pena di anni 8 di reclusione ed Euro 68.000 di multa; D.S.M. responsabile dei reati contestati con la recidiva aggravata, e relativi a violazioni della normativa sugli stupefacenti, e lo condannava alla pena di anni 8 di reclusione ed Euro 42.000 di multa.

    1.2. Con la sentenza n. 9386/16 del 30/09/2016, la Corte di Appello di Napoli, adita dagli imputati, all'esito dell'udienza camerale, preso atto della rinuncia di tutti i ricorrenti ai motivi di appello relativi all'accertamento della penale responsabilità, limitandoli alla determinazione della pena, in parziale modifica della sentenza di primo grado, rideterminava le pene in melius.

    2. Avverso tale sentenza d'appello, propongono ricorso per cassazione E.E.S., P.D., F.I., B.F.A. e D.S.M., a mezzo dei propri difensori, lamentando (in sintesi giusta il disposto di cui all'art. 173 disp. att. cod. proc. pen., comma 1):

    E.E.S.:

    1) violazione di legge e vizi motivazionali in relazione al...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    3. I ricorsi sono manifestamente infondati e, perciò, inammissibili.

    4. Occorre premettere, da valere per tutti i ricorsi, che nel ‘caso di sostanziale "doppia conforme" (come nella specie), le motivazioni della sentenza di primo grado e di appello, fondendosi, si integrano a vicenda, confluendo in un risultato organico ed inscindibile al quale occorre in ogni caso fare riferimento per giudicare della congruità della motivazione. Ciò vale anche in ordine all'eventuale diniego del riconoscimento delle attenuanti generiche.

    5. Mette conto, subito, evidenziare che, a seguito della rinuncia ai motivi di appello relativi alla penale responsabilità, i motivi dei presenti ricorsi, che attengono alla responsabilità degli imputati, alla qualificazione giuridica dei fatti, alle attenuanti generiche e all'entità della pena, risultano non consentiti (cfr. Sez. 4, 18/07/2013, - ud. 18/07/2013, dep.22/07/2013-, n. 31362).

    5.1. Questa Corte ha già avuto modo di precisare che la rinunzia parziale ai motivi di appello deve ritenersi incondizionata e determina il passaggio in giudicato della sentenza gravata limitatamente ai capi oggetto di rinunzia; ne consegue che la Corte di appello non ha l'onere di motivare in ordine ad essi (cfr. Sez. 2, n. 46053 del 21/11/2012 -dep. 27/11/2012-Lombardi e altro, Rv. 255069). Così, è stato dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso la decisione del giudice di appello che, rilevata la rinuncia dell'imputato ai motivi di appello diversi da quelli relativi alla riduzione di pena, dichiari, in virtù dell'art. 589 c.p.p., commi 2 e 3 e art. 591 c.p.p., comma 1, lett. d), l'inammissibilità sopravvenuta dei motivi oggetto di rinuncia, omettendone l'esame ai fini dell'applicazione dell'art. 129 c.p.p., considerato che la rinuncia ha effetti preclusivi sull'intero svolgimento processuale, ivi compreso il giudizio di legittimità. Pertanto, poichè, ex art....

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