Estremi:
Tribunale Messina, 2017,
  • Fatto

    CONSIDERATO IN FATTO

    Con atto di citazione notificato il 5.5.2006 e il 9.5.2006 Tr. Ro., Ca. Ro., Ca. Ma., Ca. An., Ca. Re., Ca. Ca. e Ca. Gi. convenivano in giudizio la Casa di Cura Carmona e l'Azienda Ospedaliera Universitaria G. Martino di Messina dinanzi all'intestato Tribunale per ottenere, previo accertamento della responsabilità dei sanitari delle strutture convenute, la loro condanna al risarcimento dei danni subiti a causa ed in conseguenza della asserita condotta negligente, imprudente ed imperita tenuta dai predetti sanitari, che avevano avuto in cura Ca. Al., rispettivamente marito della Tr. e padre degli altri attori.

    A sostegno della domanda gli attori allegavano: che Ca. Al. era stato sottoposto a visite mediche presso la Casa di Cura Carmona il 27.11.2004 e il 2.12.2004, in quest'ultima occasione la dott.ssa Sa. aveva formulato richiesta di ricovero in chirurgia per ipertrofia prostatica, raccomandando la sospensione di cardioaspirina quindici giorni prima del ricovero – terapia cui il Ca. si sottoponeva dal 2001, dopo un episodio di trombosi venosa profonda all'arto inferiore sinistro – e prescrivendo Fraxieparina; che nella metà di dicembre 2004 il Ca. era stato cateterizzato per ritenzione acuta di urina, e poi ricoverato il 20.1.2005 con la diagnosi di "ipertrofia prostatica"; che l'anamnesi del paziente evidenziava valori elevati di transaminasi e gamma-GT, pur in presenza di una ecografia epatica negativa; che il 20.1.2005 era stato sottoposto ad esami di laboratorio con riscontro di valori elevati di GOT e GPT; che le visite cardiologica e anestesiologica avevano dato giudizio di operabilità; che il 21.1.2005 era stato sottoposto a intervento chirurgico di resezione trans uretrale di prostata in narcosi, effettuato dalla dott.ssa Sa.; che nel periodo post operatorio il Ca. aveva presentato agitazione psicomotoria e disorientamento temporo-spaziale, posta in relazione con malattia psichiatrica, per la quale egli...

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  • Diritto

    RITENUTO IN DIRITTO

    1. Preliminarmente deve rilevarsi che all'udienza del 3.10.2012 il giudizio è stato interrotto, ma alla successiva udienza è stata dichiarata l'interruzione parziale dello stesso relativamente alla domanda di garanzia spiegata dall'Azienda Ospedaliera nei confronti della Faro Assicurazioni S.p.A., posta in l.c.a., senza disporre la separazione del giudizio interrotto.

    A questo punto, il Giudice ritiene di fare applicazione del seguente principio di diritto: "nel caso di cumulo di cause scindibili, l'evento interruttivo riguardante il debitore principale non si propaga al debitore solidale in qualità di fideiussore, ed il giudice ha la facoltà, non l'obbligo, di separare le cause, sicchè, ove non si avvalga di tale facoltà, una volta mancata la riassunzione nell'interesse della parte colpita dall'evento interruttivo e determinatasi l'estinzione (parziale) del giudizio nei confronti di quest'ultima, il processo deve continuare tra il fideiussore, che non ha alcun onere di provvedere alla riassunzione del giudizio, ed il creditore, non potendosi profilare l'estinzione anche di tale giudizio" (C. Cass., Sez. III, n. 9960/2017).

    Applicando il principio appena riportato deve rilevarsi la mancata riassunzione – ad opera dell'Azienda Ospedaliera – del giudizio nei confronti della Fa. in l.c.a.. Dunque deve dichiararsi la parziale estinzione del giudizio relativamente alla domanda di garanzia spiegata dall'Azienda Ospedaliera nei confronti della Faro Assicurazioni S.p.A. in l.c.a..

    2. La domanda degli attori va qualificata come accertamento dell'inadempimento del contratto di spedalità o di assistenza sanitaria (C. Cass., SS. UU., n. 9556/2002) concluso con l'azienda convenuta, la quale, ai sensi degli artt. 1218,1228 e 1176 c.c., risponde per fatto dei dipendenti (C. Cass., Sez. III, n. 1620/2012).

    Sulla base della citata qualificazione, per stabilire il riparto dell'onere probatorio...

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