Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Con decreto del 19 ottobre 2016, il Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria ha dichiarato la propria incompetenza funzionale in ordine ai procedimenti riuniti a tutela delle minori A.F. e G.F., promossi dalla madre M.E. e dai genitori del padre G.A. ai sensi degli artt. 330,333 e 317-bis c.c., ritenendo insussistenti i presupposti per l'adozione di provvedimenti ablativi delle responsabilità genitoriali e disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Reggio Calabria, dinanzi al quale il G. aveva promosso nelle more un procedimento ai sensi dell'art. 337-ter c.c..

    2. Con ordinanza del 13 gennaio 2017, il Tribunale di Reggio Calabria ha sollevato conflitto negativo di competenza, rilevando che il Tribunale per i minorenni non aveva revocato le misure limitative della responsabilità genitoriale adottate nel corso del procedimento, ma si era limitato ad affermare l'insussistenza dei presupposti per l'emissione di una pronuncia ai sensi dell'art. 330 c.c., peraltro neppure richiesta. Precisato che solo in caso di revoca delle predette statuizioni la coppia genitoriale sarebbe stata reintegrata nel pieno esercizio della responsabilità, con la conseguente applicabilità dell'art. 316 c.c., comma 4, che avrebbe consentito di riconoscere la competenza funzionale del giudice ordinario, ai sensi dell'art. 38 disp. att. c.p.c., come modificato dalla L. 10 dicembre 2012, n. 219, ha affermato che la vis attractiva del tribunale ordinario in ordine ai procedimenti de potestate è limitata al caso in cui sia in corso tra le stesse parti un giudizio di separazione o divorzio o un giudizio promosso ai sensi dell'art. 316 cit., restando altrimenti competente il tribunale per i minorenni dinanzi al quale sia già incardinato il procedimento relativo alla responsabilità genitoriale, al fine di non disperdere l'efficacia degli accertamenti già svolti e la conoscenza già...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. In tema d'individuazione del giudice competente a decidere in ordine all'adozione di provvedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale, in caso di contemporanea pendenza di un giudizio di separazione o divorzio o di un giudizio promosso ai sensi dell'art. 316 c.c., questa Corte ha già avuto modo di affermare ripetutamente che la competenza del tribunale per i minorenni resta esclusa, ai sensi del secondo periodo dell'art. 38 disp. att. c.p.c., comma 1, come modificato dalla L. n. 219 del 2012, art. 3, soltanto nell'ipotesi, espressamente contemplata da tale disposizione, in cui al momento dell'instaurazione del relativo procedimento sia già pendente quello dinanzi al giudice ordinario, non operando altrimenti la vis attractiva della competenza di quest'ultimo, sia in virtù del principio della perpetuatio jurisdictionis, secondo cui la competenza si determina con riguardo allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda (art. 5 c.p.c.), sia per esigenze di economia processuale e di tutela dell'interesse del minore, suffragate da norme costituzionali (art. 111 Cost.) e sopranazionali (art. 8 della CEDU, art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea), le quali impongono di evitare che resti vanificato il percorso processuale svolto anteriormente all'instaurazione del giudizio avente ad oggetto la risoluzione del conflitto familiare (cfr. Cass., Sez. 5, 14/01/2016, n. 432; 12/02/2015, n. 2833).

    L'enunciazione di tale principio trae origine da un complesso percorso giurisprudenziale, avviato in epoca anteriore alla modificazione dell'art. 38 cit., ed i cui risultati sono stati in parte recepiti nella nuova formulazione di tale disposizione, che, muovendo dalla constatazione del forte grado d'incisività dei provvedimenti de potestate sulla sfera relazionale primaria delle persone e della sempre più frequente interrelazione degli stessi con i...

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