• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Il Tribunale di Pescara, con ordinanza depositata il 16 marzo 2011, ha accolto parzialmente l'opposizione proposta ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 da M.M., F.F., L.G. e Z.F. avverso il decreto con cui la Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale aveva liquidato il compenso ai consulenti D.S.C. e D.L.N., nella misura di Euro 107.748,48 IVA esclusa) per l'attività prestata nell'ambito di procedimento penale a carico degli opponenti e di latri soggetti.

    2. Premesso che la natura autonoma degli accertamenti richiesti e delle relazioni tecniche elaborate dai consulenti giustificava la liquidazione degli onorari per ciascuno dei distinti accertamenti, il Tribunale ha ritenuto non dovute le maggiorazioni che erano state riconosciute dall'Ufficio della Procura. Quanto al raddoppio degli onorari ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 52, il Tribunale ha rilevato che i compensi erano stati parametrati su valori medi, e che ciò non consentiva il raddoppio, peraltro non motivato. Quanto all'ulteriore maggiorazione del 40%, il Tribunale ha escluso il presupposto della collegialità dell'incarico, poichè la nomina del secondo consulente era dovuta esclusivamente alla quantità del lavoro affidato al primo consulente.

    2.1. Il compenso è stato rideterminato riconoscendo, per ciascuno dei cinque accertamenti svolti, onorari in misura superiore ai valori medi, in considerazione della complessità dell'incarico, per un importo complessivo di Euro 50.000, oltre alle spese.

    3. Per la cassazione dell'ordinanza hanno proposto ricorso straordinario D.S.C. e D.L.N., sulla base di cinque motivi. Resistono con separati atti di controricorso M.M. e F.F.. Non hanno svolto difese gli altri intimati.

    Il ricorso, già chiamato all'udienza pubblica del 21 gennaio 2016, è stato...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Il ricorso è infondato.

    1.2. Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 52, comma 1, e art. 168, e si contesta l'interpretazione restrittiva delle norme che prevedono la maggiorazione del compenso in ragione dell'eccezionale complessità dell'indagine svolta.

    2. Con il secondo motivo è denunciata violazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 168, e si contesta il rilievo del Tribunale riguardo all'assenza di motivazione della riconosciuta maggiorazione che, al contrario, era espressamente giustificata con la ritenuta "eccezionale complessità dell'incarico svolto".

    3. Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente per l'evidente connessione, sono infondate.

    3.1. Il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 52, come già il previgente L. 8 luglio 1980, n. 319, art. 5, configura uno strumento di adeguamento degli onorari liquidati al consulente tecnico d'ufficio, quante volte il giudice ritenga, con valutazione insindacabile se congruamente motivata, che la prestazione presenti un tasso di importanza e di difficoltà "eccezionale", e come tale necessariamente maggiore rispetto a quello che deve essere compensato con l'attribuzione degli onorari nella misura massima. Risulta pertanto erroneo, perchè in evidente contrasto con la ratio della norma, l'applicazione dell'aumento al compenso che sia stato parametrato in misura inferiore a quella massima prevista dalle tabelle (ex plurimis, Cass. 09/10/2014, n. 21339).

    3.2. La doglianza prospettata con il secondo motivo, che riguarda la sussistenza-adeguatezza della motivazione del riconosciuto aumento, è priva di rilievo. Per un verso, infatti, la rilevata erroneità dell'applicazione dell'aumento assorbe ogni questione di motivazione, e, per altro verso, il Tribunale non era tenuto ad argomentare le ragioni per le quali non ha ravvisato, a differenza dell'Ufficio di...

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