Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    S.E., all'epoca dei fatti sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Modena, è stato sottoposto a giudizio della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura per rispondere di quattro illeciti, tutti relativi alla violazione del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 4, comma 1, lett. d), in relazione all'art. 595 c.p..

    Per quanto in questa sede ancora rileva, il dott. S. è stato dalla Sezione disciplinare ritenuto responsabile degli illeciti di cui ai capi B) e D), aventi ad oggetto le seguenti contestazioni:

    B) per avere commesso il seguente fatto costituente reato, idoneo a ledere la sua immagine di magistrato: delitto di cui all'art. 595 c.p., commi 1 e 2 perchè, comunicando con più persone mediante l'uso della posta elettronica sul dominio (OMISSIS)" - segnatamente con magistrati del proprio ufficio e con il corrispondente personale amministrativo - offendeva la reputazione del Ministro della giustizia. In particolare, lo S., in risposta ad una e-mail della M.L., Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Modena f.f., che invitava i magistrati dell'ufficio ad indicare il periodo feriale preferito entro la data del 30 marzo 2015, offendeva la reputazione del Ministro della Giustizia, impiegando la seguente espressione: "Premesso che è illegittimo quanto richiesto... Non dal Procuratore, ovvio, ma dal ragioniere che amministra - si fa per dire - la giustizia, atteso che nessun lavoratore dipendente ha oneri di specie, bensì solo nella mente di quel mentecatto semianalfabeta. Non intendo rispondere";

    D) per avere commesso il seguente fatto costituente reato, idoneo a ledere la sua immagine di magistrato: delitto di cui all'art. 595 c.p., commi 1 e 2 per avere, comunicando con più persone mediate l'uso della posta elettronica sul dominio (OMISSIS)" - segnatamente con magistrati del proprio ufficio - offeso la reputazione del Presidente...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo motivo di ricorso la Procura Generale presso questa Corte denuncia inosservanza o erronea applicazione del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 5, comma 2, in relazione all'art. 606 c.p.c., comma 1, lett. b).

    Ad avviso della ricorrente, la Sezione disciplinare, dopo avere accertato la sussistenza di due dei quattro illeciti disciplinari e affermato la responsabilità del magistrato incolpato in relazione agli stessi, avrebbe errato nell'applicare la sanzione minima dell'ammonimento, in violazione del citato art. 5, comma 2, il quale prevede che "Quando per il concorso di più illeciti disciplinari si debbono irrogare più sanzioni di diversa gravità, si applica la sanzione prevista per l'infrazione più grave; quando più illeciti disciplinari, commessi in concorso tra loro, sono puniti con la medesima sanzione, si applica la sanzione immediatamente più grave. Nell'uno e nell'altro caso può essere applicata anche la sanzione meno grave se compatibile".

    La ricorrente sostiene, infatti, che ragioni sistematiche inducono a ritenere che in un caso come quello di specie la Sezione disciplinare avrebbe dovuto applicare la sanzione della censura, immediatamente più grave rispetto a quella minima dell'ammonimento, prevista per entrambi gli illeciti accertati. In particolare, poi, la frase finale dell'art. 5, comma 2, citato, dovrebbe riferirsi alla possibilità di applicare, in aggiunta alla sanzione più grave, anche quella meno grave, ove compatibile, dovendosi svolgere il giudizio di compatibilità sul piano della coerenza logica tra le sanzioni applicate.

    2. - Con il secondo motivo la Procura Generale deduce il vizio di mancanza della motivazione, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), sul rilievo che la decisione impugnata sarebbe del tutto sprovvista di motivazione in ordine alle ragioni per le quali il giudice disciplinare ha ritenuto di poter applicare la sola...

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