Estremi:
Cassazione penale, 2017,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Firenze e dall'Avvocatura Generale dello Stato, ha proposto ricorso per Cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Firenze, emessa 1'11/10/2016, che, per quanto ancora d'interesse in questa sede, aveva respinto il reclamo proposto dall'Amministrazione penitenziaria avverso il provvedimento del Magistrato di sorveglianza di Pisa che, in accoglimento parziale dell'istanza-reclamo presentata dal detenuto T.D., aveva disposto a titolo di risarcimento del danno ai sensi della L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 35-ter, comma 1, (in seguito, Ord. Pen.) una riduzione di 86 giorni di pena detentiva ancora da espiare ed Euro 16 per compensazione monetaria.

    2. Con un unico motivo, il Ministero ricorrente deduce violazione dell'art. 35-ter Ord. Pen. e artt. 2935 e 2947 c.c..

    Erroneamente, sostiene l'Avvocatura dello Stato, il Tribunale di sorveglianza aveva rigettato l'eccezione di intervenuta prescrizione quinquennale del diritto, con riferimento ai periodi detentivi anteriori all'8/7/2009 - l'istanza era stata presentata l'8/7/2014 -, avendo ritenuto che la domanda proposta ai sensi dell'art. 35-ter avesse natura indennitaria e che, comunque, l'estinzione del diritto non potesse decorrere da una data antecedente a quella in cui la pretesa era divenuta azionabile (nel caso in esame il "rimedio compensativo" era stato inserito nell'ordinamento con il D.L. 26 giugno 2014, n. 92, art. 1, convertito nella L. 11 agosto 2014, n. 117).

    Al contrario, secondo la difesa erariale, come risulta dal testo della norma e sul piano sistematico, il reclamo ex art. 35-ter Ord. Pen. deve ritenersi riconducibile a un'azione di risarcimento del danno, introdotta per l'ipotesi in cui il detenuto subisca pregiudizi derivanti dalla degradante condizione detentiva.

    Pertanto, come già ritenuto...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Ritiene il Collegio di dover disporre la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite di questa Corte - ai sensi dell'art. 618 c.p.p. - in virtù della esistenza (e permanenza) di un contrasto interpretativo tra le Sezioni semplici sul punto della qualità rivestita dal Ministero della Giustizia e dal Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria nel processo, se cioè sia o meno applicabile l'art. 616 c.p.p. che, in caso di inammissibilità o di rigetto del ricorso, prevede la condanna alle spese del procedimento e al pagamento di una somma da Euro Euro 258 a 2065 della parte privata che lo ha proposto (per l'applicazione della sanzione pecuniaria anche in caso di rigetto v. Sez. 1, n. 30247 del 26/01/2016 - dep. 15/07/2016, Failla, Rv. 267585).

    2. Ritiene il Collegio, conformemente al parere del Procuratore generale, che il ricorso dovrebbe essere rigettato sulla base della consolidata (seppur recente) giurisprudenza di questa sezione che in plurimi arrestì (Sez. 1, Sentenza n. 23713 del 2017; Cass. sez. 1, n. 9658 del 19/10/2016, dep. nel 2017, De Michele, Rv. 269308; sez. 1, n. 834 del 17/11/2016, dep. nel. 2017, Gambardella, non massimata; Sez. 1, 17/11/2016, dep. 2017, n. 18562, Ardimento, non massimata) ha affermato che - anche indipendentemente da qualsiasi considerazione circa la natura indennitaria da riconoscersi al rimedio previsto dall'art. 35-ter Ord. Pen. e in ordine alla circostanza che esso costituisce la risposta del legislatore alla sollecitazione proveniente dalla sentenza della Corte EDU, 08/01/2013, Torreggiani c. Italia, e, successivamente, dalla sentenza della Corte cost. n. 279 del 2013, affinchè fosse garantita una riparazione effettiva delle violazioni della CEDU derivate dal sovraffollamento carcerario in Italia - prima della novella che lo ha introdotto, il ristoro dei pregiudizi subiti per la detenzione non conforme ai parametri comunitari non poteva essere azionato...

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