Estremi:
Consiglio di Stato, 2017,
  • Fatto

    FATTO

    1. Con sentenza n. 96 del 26 gennaio 2017, il TAR per il Veneto (Sezione Seconda) dichiarava inammissibile il ricorso proposto dal signor Br. Cl., inteso ad ottenere l'annullamento:

    a) del provvedimento del 20 ottobre 2015, con il quale il Responsabile dell'Area Tecnica del Comune di Malcesine ha annullato i permessi di costruire n. 114/2009 del 16 dicembre 2009, n. 118/2010 del 23 febbraio 2011, n. 74/2013 del 21 novembre 2013 e n. 2/2014 del 24 aprile 2014; b) dell'ordinanza emessa in pari data, con la quale il medesimo responsabile dell'Area Tecnica ha disposto la demolizione delle opere realizzate in esecuzione dei permessi di costruire annullati.

    La prefata sentenza esponeva in fatto quanto segue.

    "Il ricorrente, qualificandosi come proprietario di un immobile sito in località Val di Sogno del Comune di Malcesine, con il ricorso in epigrafe impugna il provvedimento Reg. Uff. U. 13692 del 20 ottobre 2015, con il quale il responsabile dell'area tecnica del Comune ha annullato in autotutela i permessi di costruire n. 114/2009 del 16 dicembre 2009, n. 118/2010 del 23 febbraio 2011, n. 74/2013 del 21 novembre 2013 e n. 2/2014 del 24 aprile 2014, e la conseguente ordinanza del 20 ottobre 2015, con la quale è stata disposta la demolizione delle opere realizzate sul predetto immobile in esecuzione dei permessi di costruire annullati.

    L'annullamento è stato disposto perché l'edificio risulta realizzato in area inedificabile in quanto compresa in zona di rispetto stradale, fluviale e di impianti di risalita, perché il permesso di costruire n. 118/2010 del 23 febbraio 2011, è stato erroneamente rilasciato in variante al precedente titolo che tuttavia era già scaduto, perché la progettazione e la direzione dei lavori anziché essere svolte da un ingegnere, sono state svolte da un geometra, nonostante...

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  • Diritto

    DIRITTO

    1. Con il primo motivo, gli appellanti lamentano la violazione degli artt. 1387 e ss. del codice civile e la violazione dell'art. 182 del codice di procedura civile e rilevano che i signori Mi. De., Ma. Br. e Al. De. hanno rilasciato al signor Br. Cl. la procura speciale 22 maggio 2009, rep. n. 140.622 del notaio Avella di Arco (Tn) e che, in base ad essa, questi avrebbe anche la legittimazione ad impugnare eventuali provvedimenti di autotutela dell'autorità amministrativa.

    Di conseguenza, la gravata sentenza sarebbe erronea nella parte in cui afferma che il signor Br. non è legittimato ad agire nell'interesse altrui.

    Gli interessati rilevano, inoltre, che, anche a voler ritenere che la suddetta procura non comprendesse la rappresentanza processuale, troverebbe applicazione l'articolo 182 c.p.c., ai sensi del quale "quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l'assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L'osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione".

    Conseguentemente - a dire degli appellanti - il Tribunale Amministrativo, anziché dichiarare l'inammissibilità del ricorso per difetto di rappresentanza, avrebbe dovuto concedere alla parte ricorrente un congruo termine per porvi rimedio, come previsto dalla richiamata disposizione.

    Essi affermano, poi, che la costituzione nel giudizio di appello dei signori Mi. De., Ma. Br. e Al. De. avrebbe sanato retroattivamente il difetto di rappresentanza in capo al...

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