Estremi:
Cassazione penale, 2017,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di marsala ha confermato, anche agli effetti civili, la condanna di I.N. per i reati di ingiuria e minaccia commessi ai danni di G.G., suo datore di lavoro.

    2. Avverso la sentenza ricorre l'imputato a mezzo del proprio difensore deducendo errata applicazione della legge penale e vizi della motivazione. Sotto un primo profilo il ricorrente eccepisce l'intervenuta abrogazione dell'art. 594 c.p. e la conseguente depenalizzazione della fattispecie di ingiuria, di cui il Tribunale non avrebbe tenuto conto, nonchè, sempre con riferimento al suddetto reato, il difetto di motivazione in ordine alla sussistenza dell'esimente di cui all'art. 599 c.p. Con riguardo all'imputazione di minaccia, invece, lamenta l'insussistenza del reato per essere il comportamento attribuito all'imputato inidoneo, secondo una valutazione ex ante, ad intimorire la persona offesa, che nemmeno risulta essere stata in concreto effettivamente intimorita.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è fondato nei limiti di seguito illustrati.

    2. In particolare fondata è l'eccezione relativa all'intervenuta depenalizzazione dell'ingiuria ad opera del D.Lgs. n. 7 del 2016, che, sebbene non potesse essere rilevata dal giudice d'appello che si è pronunziato anteriormente all'entrata in vigore della novella, comporta la sopravvenuta irrilevanza penale del fatto contestato al capo a). Conseguentemente la sentenza impugnata, limitatamente a tale capo deve essere annullata senza rinvio perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato. Annullamento che riguarda anche le statuizioni civili relative al capo medesimo (v. Sez. Un., n. 46688 del 29 settembre 2016, Schirru e altri, Rv. 267884) e che assorbe le doglianze relative al mancato riconoscimento dell'esimente di cui all'art. 599 c.p..

    3. Sono invece inammissibili le censure relative alla configurabilità del concorrente reato di minaccia, che prescindono non solo dalla motivazione della sentenza - la quale ha ricostruito analiticamente il contesto in cui il fatto si è verificato al fine di evidenziarne la tipicità ed offensività - ma altresì dall'oggettivo contenuto della frasi contestate all'imputato ("ci vediamo presto e te la farò pagare" ed altre di tenore analogo), intrinsecamente idoneo ad intimidire il destinatario delle medesime, rimanendo irrilevante che si tratti di minaccia generica e che non sia stata acquisita o documentata in sentenza prova in ordine all'effettiva intimidazione della persona offesa.

    4. Conseguentemente deve procedersi alla commisurazione della pena per il reato di minaccia originariamente ritenuto in continuazione con quello di ingiuria. Pena che, in assenza di indicazioni di segno contrario ritraibili dalle sentenze di merito, va determinata nel minimo edittale di Euro 50 di multa. Analogamente deve ridursi la somma al cui pagamento l'imputato è stato condannato a titolo di risarcimento...

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