• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La Corte di Appello di Milano con sentenza del 14/07/2016, in parziale riforma di quella di primo grado, ha condannato C.L. alla pena di anni uno e mesi nove di reclusione ed ha rigettato l'appello della parte civile, confermando le statuizioni civili contenute nella sentenza impugnata.

    1.1. C.L. è imputato: 1) del delitto previsto dall'art. 572 c.p. per avere, con continue vessazioni, percosse, lesioni, ingiurie e minacce, maltrattato la convivente P.F., madre dei suoi figli (capi a ed f); 2) del reato di lesioni aggravate in danno della convivente (capi b e c); 3) di violenza privata in danno sempre della convivente (capo d); 4) di resistenza a pubblico ufficiale (capo e).

    2. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputato articolando due motivi.

    2.1. Con il primo si deduce la erronea applicazione dell'art. 484 c.p.p., comma 2 bis, e art. 420 ter c.p.p. per avere la Corte di Appello omesso di pronunciarsi all'udienza del 14/07/2016 sulla richiesta di rinvio del processo.

    2.2. Con il secondo motivo si deduce la violazione di legge in relazione all'art. 572 c.p. e il vizio di motivazione della sentenza, atteso che la Corte di merito non avrebbe correttamente considerato, al fine di escludere il delitto di maltrattamenti in famiglia, il comportamento provocatorio della parte offesa che continuava a "presentarsi" presso l'abitazione dell'imputato, nonostante la chiara volontà di questo di interrompere ogni rapporto, in tal modo cagionando le reazioni del C..

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è infondato.

    2. Quanto al primo motivo, assume il difensore: a) di essere stato nominato dopo il giudizio di primo grado e di aver ricevuto il 31/05/2016 comunicazione della data dell'udienza per la celebrazione del giudizio di appello, fissata per il successivo 14/07/2016; b) di aver incontrato l'8/06/2016, presso la cancelleria della Corte di appello, il Presidente del Collegio giudicante e di avergli rappresentato un impegno, costituito da una ricorrenza familiare, per il giorno dell'udienza; c) di essere stato invitato dal Presidente a formalizzare "la problematica anche per eventualmente prendere contezza del problema e provvedere, se del caso"; d) di aver quindi inviato il 13 giugno una mail tramite posta elettronica certificata alla cancelleria della Prima Sezione della Corte di appello di Milano con cui si ribadiva quanto già riferito informalmente al Presidente del Collegio; e) di non essere stato presente in udienza e di aver appreso solo successivamente che il processo era stato trattato e deciso.

    2.1. Secondo il difensore, l'istanza con cui fu chiesto il differimento della udienza, ancorchè trasmessa via mail, dovrebbe considerarsi rituale e sulla stessa la Corte di appello avrebbe dovuto pronunciarsi: dalla omessa pronuncia deriverebbe la nullità assoluta della udienza e di tutti gli atti da essa derivati.

    3. Dall'esame degli atti emerge che il difensore dell'imputato il 13/06/2016 inviò con posta elettronica certificata una mail all'indirizzo di posta elettronica ordinaria della cancelleria della Prima sezione penale della Corte di appello di Milano, con la quale, rivolgendosi al Presidente del Collegio giudicante, rappresentò per la data della udienza un impegno familiare correlato ad una "ricorrenza": sulla base di tale dato di presupposizione il difensore chiese al Presidente di rinviare la trattazione del processo ad un'altra udienza.

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