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Cassazione civile, 2017, Vedi massime correlate
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  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    P.G. conveniva in giudizio Mi.Gr. per sentir dichiarare la simulazione di una donazione obnuziale in data 25.11.1997 e di una vendita in data 24.1.1998, entrambe compiute dall'attrice stessa, aventi ad oggetto beni immobili situati in (OMISSIS), acquirente in entrambi i casi la M.. A sostegno della domanda, due controdichiarazioni, ciascuna coeva all'atto di riferimento, riportate su di un unico foglio sottoscritto dalla convenuta. In entrambe si affermava che i due trasferimenti immobiliari dovevano intendersi effettuati anche in favore del figlio della donante, C.A., che si sarebbe poi unito in matrimonio con la M.. Quanto alla donazione, vi si precisava che la scrittura stessa, nell'ipotesi di suo mancato riconoscimento giuridico, avrebbe dovuto considerarsi priva di effetti, con il conseguente permanere della piena titolarità del bene alla donante. L'attrice precisava che siffatta intestazione dei beni si era resa necessaria essendo il figlio oberato di debiti; e chiedeva che sia la donazione sia la vendita fossero dichiarate prive di effetti ovvero annullate.

    Resisteva in giudizio Mi.Gr., che chiedeva il rigetto della domanda e, in subordine e limitatamente alla sola compravendita, che l'immobile fosse dichiarato acquistato sia da lei che da C.A..

    Il contraddittorio era integrato nei confronti di lui, che nel costituirsi in giudizio aderiva alla domanda della madre, chiedendo che fosse riconosciuta l'efficacia dell'atto di vendita dissimulato in suo favore quale soggetto acquirente.

    Entrambe le domande erano respinte in primo grado dall'adito Tribunale di Tivoli, e in secondo grado dalla Corte d'appello di Roma, con sentenza n. 3892/13 resa nei confronti di C.A. anche quale erede della madre.

    Riteneva la Corte distrettuale che nessuna delle parti attrice e chiamata in causa aveva "chiesto di accertare la simulazione...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Il primo motivo deduce la violazione degli artt. 112,345 e 2697 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4, perchè la Corte d'appello avrebbe dovuto pronunciarsi sulla domanda di simulazione relativa soggettiva sia della donazione che della vendita, su cui si era già pronunciato il giudice di primo grado pur rigettandola. Di conseguenza, la Corte territoriale, lì dove ha ritenuto che tale domanda fosse nuova e dunque inammissibile ex art. 345 c.p.c., ha violato il giudicato interno formatosi sull'ammissibilità di essa.

    2. - Il secondo motivo, riguardante la simulazione soggettiva della vendita, denuncia la violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4, e la violazione dell'art. 1414 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto non può considerarsi nuova in appello una domanda di simulazione relativa soggettiva, quando in primo grado la parte attrice abbia dichiarato di estendere gli effetti del contratto ad un altro soggetto. Nello specifico, si sostiene, C.A. in primo grado aveva chiesto estendersi gli effetti della vendita in suo favore, sicchè la domanda riproposta in appello non poteva ritenersi nuova.

    3. - Col terzo motivo è dedotta la violazione degli artt. 2697 e 2733 c.c., e art. 115 c.p.c., in relazione all'art. 360, n. 4, nonchè la violazione degli artt. 769,1470,782 e 1414 c.c., e L. n. 89 del 1913, artt. 47 e 48, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, per non aver la Corte territoriale considerato che la dichiarazione di M.G. di non aver pagato il prezzo, non avendo ella disponibilità di denaro, costituiva una tipica confessione stragiudiziale. Pertanto, la Corte d'appello avrebbe dovuto rilevare che la vendita dissimulava una donazione e che quest'ultima era nulla per difetto di forma, non avendo assistito all'atto due testimoni, previsti dalla legge notarile.

    4. - Il quarto motivo allega la...

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