Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    La sig.ra A.F. citava, dinanzi il Tribunale di Catania, il Comune di Aci Castello e ne chiedeva la condanna al pagamento della complessiva somma di Euro 18.698,50 oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali a titolo di risarcimento dei danni occorsi in data 23/11/2004, quando, percorrendo a piedi la (OMISSIS) alle ore 18.15, era caduta rovinosamente a terra, a causa di una buca presente nel manto stradale.

    A seguito del sinistro aveva riportato un trauma contusivo alla spalla e all'omero con frattura omerale e contusione al ginocchio destro e chiedeva pertanto di essere risarcita del danno biologico anche da invalidità temporanea.

    Il Comune di Aci Castello si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto della domanda. A seguito di espletamento di CTU il Tribunale rigettava la domanda. In appello l' A. denunciava l'erroneo disconoscimento dell'art. 2051 c.c. e dell'art. 2043 c.c., chiedendo la riforma della sentenza.

    La Corte d'Appello di Catania, con sentenza del 16/12/2014, premessa un'ampia ed esaustiva ricostruzione della giurisprudenza di questa Corte e della Corte costituzionale sull'applicabilità dell'art. 2051 c.c. alla pubblica amministrazione per la custodia dei beni destinati all'uso dei cittadini, accertava in fatto, che la caduta della A. fosse da ascrivere alla buca presente sul selciato, come del resto confermato in sede istruttoria, e che il contesto in cui la caduta era avvenuta risultava connotato da specifiche condizioni di pericolosità a causa delle scarse condizioni di illuminazione della via pubblica. Sul quantum la Corte d'Appello valutava le diverse voci di danno e riconosceva dovuta dal Comune la somma complessiva di Euro 15.856, oltre interessi e spese del doppio grado di giudizio.

    Avverso la sentenza il Comune di Aci Castello propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resiste l' A. con controricorso,...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il Comune denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 2051 c.c. in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

    Con il secondo motivo denuncia l'omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

    Ad avviso del Comune ricorrente la Corte d'Appello avrebbe fatto malgoverno dell'art. 2051 c.c., limitandosi a considerare come astrattamente configurabile il rapporto di custodia tra il Comune e la strada senza però svolgere alcuna indagine, in concreto, circa l'attitudine della buca a costituire, per la danneggiata, trabocchetto o insidia. La sentenza non conterrebbe alcun giudizio sulla potenzialità lesiva della buca, le cui caratteristiche sarebbero state tali da non poter creare una fonte di pericolo, nè avrebbe considerato il comportamento disattento dell' A. quale concausa concorrente del danno.

    Premesso che le censure pretenderebbero da questa Corte un riesame di elementi di fatto sottratti alla cognizione del giudice di legittimità, sì da radicare una preliminare valutazione di inammissibilità del ricorso, occorre altresì considerare che i motivi, connessi e quindi da trattarsi congiuntamente, sono anche infondati in quanto l'attitudine lesiva della strada è stata ampiamente valutata dal giudice del gravame mentre il comportamento dell'attrice non appare in alcun modo apprezzabile per radicare un'eventuale concausa nella produzione dell'evento, sì da escludere il fortuito quale causa liberatoria della responsabilità per danni provocati dalla cosa in custodia. Nè alcun pregio può essere accordato all'argomento del ricorrente secondo il quale la Corte d'Appello avrebbe dovuto valutare la prevedibilità dell'evento dannoso anche in ragione della possibilità per la danneggiata di ravvisare il pericolo con l'ordinaria diligenza, in quanto detti elementi sono stati tenuti in...

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