Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    RILEVATO

    che la Corte di Appello di Trento - Sezione Distaccata di Bolzano, con sentenza n. 22/2011, ha confermato la sentenza di prime cure, con la quale il Commissariato del Governo di Bolzano era stato condannato in solido con la Cooperativa Servizi, società cooperativa corrente in (OMISSIS), al pagamento, in favore di D.D.Z.I. e di E.K.H., rispettivamente della somma di Euro 5.144,57 e di Euro 4.371,65 oltre accessori, a titolo di retribuzioni non corrisposte, contribuzioni previdenziali e assicurative non versate, in relazione al periodo in cui i suddetti lavoratori avevano svolto, alle dipendenze della cooperativa e nell'ambito dell'appalto conferito dallo stesso Commissariato del Governo, attività di pulizie;

    che la Corte di appello ha ritenuto applicabili alle pubbliche amministrazioni, quando committenti in contratti di appalto di servizi, le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, ed in particolare l'art. 29, comma 2, riguardante la solidarietà passiva del committente per le obbligazioni retributive assunte dall'appaltatore nei confronti dei propri dipendenti;

    che avverso tale sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell'Interno - Commissariato del Governo per la Provincia di Bolzano sulla base di tre motivi, ai quali hanno opposto difese i controricorrenti;

    che il P.G. ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso sulla base dell'osservazione che l'inapplicabilità del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, ai contratti di appalto stipulati dalla pubblica amministrazione è stata affermata da Cass. n. 20434/2016.

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    che il primo motivo di ricorso, denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 12 preleggi, D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 1 e art. 29, comma 2 e della Legge Delega n. 30 del 2003, art. 6, censura la sentenza per avere ritenuto applicabile alle pubbliche amministrazioni la responsabilità solidale del committente prevista dal richiamato art. 29, interpretando la disposizione senza considerare il chiaro tenore letterale dell'art. 1, comma 2, dello stesso D.Lgs. e omettendo di considerare la diversità tra appalti pubblici e appalti privati;

    che il secondo motivo denuncia ex art. 360 c.p.c., n. 4, motivazione apparente e nullità della sentenza per avere omesso di enunciare le ragioni per le quali era stata disattesa l'eccezione svolta dall'Amministrazione resistente secondo cui la solidarietà passiva poteva operare solo fino a concorrenza delle somme ancora dovute dal committente all'appaltatore nel momento della domanda giudiziale e, nel caso in esame, a tale data non vi erano più provviste disponibili;

    che il terzo motivo denuncia, in via subordinata, violazione e falsa applicazione dell'art. 1676 c.c. e del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, atteso che l'operatività dell'azione diretta dei lavoratori dipendenti deve ritenersi circoscritta e condizionata all'esistenza e all'entità dei crediti vantati dall'appaltatore nei confronti dell'amministrazione committente; ogni contraria interpretazione determinerebbe lo snaturamento dell'istituto disciplinato dall'art. 1676 c.c., che espressamente contemplata tale limitazione, e consentirebbe ai lavoratori non solo di espropriare i crediti del loro datore di lavoro ma di aggredire indiscriminatamente ed illimitatamente il patrimonio ed i beni dell'ente pubblico, trasferendo in definitiva i relativi oneri sui contribuenti;

    che il ricorso è fondato, in quanto la sentenza impugnata si pone in contrasto con l'orientamento consolidato di...

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