• Fatto

    PREMESSO

    - Con sentenza 3.7.2015 n. 934 la Corte d'appello di Catanzaro ha confermato la decisione di prime cure che aveva rigettato la domanda di risarcimento danni proposta da L.A. titolare di esercizio commerciale avente ad oggetto attività di bar-gelateria nei confronti di ENEL Distribuzione s.p.a. per inadempimento alle obbligazioni del contratto di somministrazione di energia elettrica, avendo la società provveduto ad interrompere il servizio per causa ad essa imputabile dovuta al verificarsi di una anomalia nel sistema informatico di registrazione dei consumi.

    - La sentenza di appello è stata ritualmente impugnata dal L. con tre motivi;

    - Resiste con controricorso ENEL Distribuzione s.p.a..

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  • Diritto

    OSSERVA

    Il ricorso è manifestamente infondato.

    Il Giudice di appello ha rilevato che il Tribunale aveva rigettato la domanda risarcitoria in punto di mancanza di prova del danno risarcibile, tanto patrimoniale quanto non patrimoniale, e che i motivi di gravame non erano idonei ad inficiare tale pronuncia mancando qualsiasi rilievo critico sul punto; in ogni caso il L.: a) non aveva fornito prova della durata della interruzione della somministrazione di energia elettrica e quindi del nesso di causalità tra la predetta interruzione e la chiusura del locale; b) non aveva fornito prova del danno patrimoniale non avendo allegato scritture contabili, dichiarazioni dei redditi od altri elementi indiziari dai quali desumere la entità del danno patito; c) non aveva fornito prova della durata della chiusura dell'attività e del pregiudizio non patrimoniale subito, allegato come danno esistenziale, difettando peraltro la prova del danno biologico psichico in quanto i certificati medici prodotti attestavano patologie risalenti e prive di nesso causale con l'inadempimento dell'ENEL.

    Il primo motivo del ricorso è inammissibile in quanto inconferente rispetto alle rationes decidendi. Viene infatti dedotto il vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, tutto incentrato sull'inadempimento della società fornitrice la quale non aveva dimostrato che la interruzione di energia fosse giustificata dalla applicazione di una clausola contrattuale sottoscritta dall'utente. La questione dell'inadempimento e la prova liberatoria della non imputabilità, neppure è stata affrontata dalla Corte territoriale che ha rigettato il gravame in punto di prova del danno e del nesso di causalità giuridica ex art. 1223 c.c..

    Il secondo motivo di ricorso (violazione degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c.) ed il terzo motivo di ricorso (violazione dell'art. 1226 c.c., e vizio logico di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) che...

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