Estremi:
Cassazione civile, 2017, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con decreto del 10 maggio 2006 il Tribunale di Treviso ingiungeva a Diaz Arredamenti S.r.l. e a D.C.C. di pagare a Euromobil S.p.A. la somma di Euro 54.124,82, oltre a interessi legali e spese.

    Avverso il predetto provvedimento monitorio proponevano tempestiva opposizione entrambi gli intimati: in particolare, il D.C. contestava di aver prestato fideiussione o altra garanzia per le obbligazioni assunte dalla Diaz Arredamenti col contratto del 2 gennaio 2004 e, conseguentemente, la propria solidale responsabilità con la società, di cui era il legale rappresentante; l'opposta Euromobil insisteva nella pretesa creditoria.

    A seguito del fallimento della Diaz Arredamenti, il processo era interrotto soltanto nei confronti della società; il Tribunale trevigiano, invece, respingeva l'opposizione di D.C.C. e confermava il decreto ingiuntivo con la sentenza n. 242 dell'11 giugno 2008, fatta oggetto di impugnazione dall'opponente soccombente.

    La Corte d'appello di Venezia riformava la decisione di primo grado, accogliendo l'opposizione e revocando il provvedimento monitorio n. 521 del 2006, ed espressamente dichiarava "insussistente l'obbligazione fideiussoria prestata da D.C.C. in favore di Euromobil"; alla statuizione seguiva la condanna dell'appellata alla rifusione delle spese di entrambi i gradi del giudizio.

    La Euromobil S.p.A. impugna la sentenza della Corte veneziana n. 2782 dell'11 dicembre 2014 proponendo ricorso per cassazione, notificato il 18-19/3/2015 e affidato a due motivi; D.C.C. resiste con controricorso.

    Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Deve essere preliminarmente esaminata l'eccezione sollevata dal Pubblico Ministero - di improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, in ragione del mancato deposito della "copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta".

    La ricorrente Euromobil ha espressamente dedotto che la sentenza della Corte d'appello di Venezia n. 2782 pubblicata l'11 dicembre 2014 le è stata "notificata il 04.02.2015" e nello stesso ricorso non è stata fatta alcuna specificazione circa un'ipotetica inidoneità di detta notifica a far decorrere il termine breve di cui all'art. 325 c.p.c., comma 2. Di conseguenza, si deve ritenere che la notificazione è idonea a tal fine (Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 13518 del 30/5/2017).

    Del resto, il D.C. conferma, nel controricorso, che "il 4 febbraio 2015 la sentenza veniva notificata ad Euromobil S.p.A., nel domicilio eletto, ai sensi e per gli effetti dell'art. 285 c.p.c.".

    Dall'esame del fascicolo d'ufficio e di quello della ricorrente risulta la presenza della copia autentica della sentenza impugnata (rilasciata dalla cancelleria della corte veneziana).

    Quanto alla relata di notificazione, è stata prodotta soltanto la copia stampata, priva di qualsivoglia attestazione di conformità, di un messaggio di posta elettronica certificata datato "mercoledì 4 febbraio 2015 12:54" - apparentemente proveniente dall'indirizzo p.e.c. dell'Avv. Luca Pusateri (difensore dell'appellante D.C.), diretto alle caselle p.e.c. dell'Avv. Pierantonio Fadel e all'Avv. Mara Manente (procuratori dell'appellata Euromobil) e avente ad oggetto "Notificazione ai sensi della Legge n. 53 del 1994" - dal cui testo risulta l'invio di allegati (tra i quali il file denominato "relazione di notifica 04.02.2015.pdf.p7m") che - si legge - "sono documenti firmati digitalmente dal mittente,...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Legislazione Correlata (2)

Portali (2)

please wait

Caricamento in corso...