• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. La Corte d'appello di Roma ha respinto il reclamo proposto dal signor F.L. nei riguardi dall'ex coniuge C.R., contro il decreto del Tribunale di quella stessa città che, in accoglimento della domanda del primo, di revisione, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9, delle condizioni del divorzio, statuite nel 2005, riduceva da Euro 250,00 a Euro 100,00 l'assegno di mantenimento dell'ex coniuge, la predetta signora C., "sino alla liquidazione in favore di quest'ultima della quota di TFR L. n. 898 del 1970, ex art. 12-bis", compensando le spese del giudizio tra le parti.

    2. Il giudice distrettuale, premesso che la revisione delle condizioni di divorzio potevano essere disposte soltanto in presenza di giustificati motivi sopravvenuti e che l'assegno in favore del coniuge divorziato andava riconosciuto quando questi non abbia mezzi adeguati e nè potrebbe procurarseli per ragioni oggettive, ha affermato che l'originario assegno (di Euro 250,00 mensili) venne disposto (nel 2005) quando la C. non aveva redditi e si manteneva con la somma ricevuta, nel corso dell'anno 1999, a seguito del suo collocamento in mobilità, mentre dal gennaio 2010. Ella aveva iniziato a percepire una pensione di Euro 1.141,00 Euro mensili netti, oltre tredicesima, sua unica entrata.

    3. Alla luce delle risultanze (non avendo la C. al pari del F. depositato gli estratti conto richiesti dalla Corte), pur considerando il sopravvenuto miglioramento delle condizioni della donna ed il pensionamento del F. (con un reddito di circa 2.000,00 Euro netti mensili e la percezione di un TFR di Euro 61.000,00), la Corte ha osservato che permaneva "un evidente divario economico tra le due parti" in quanto la condizione della ex coniuge (non più giovane e, quindi, tale da non poter ovviare al suo "tenore di vita in linea con quello della convivenza") giustificava la previsione, peraltro...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.Con il primo motivo di ricorso (violazione o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c.) il ricorrente, censurata l'incompleta documentazione raccolta dal giudice distrettuale, e la mancata considerazione di ulteriori fonti di reddito (le ammissioni della C. circa la percezione di redditi da lavoro nella memoria nella fase di reclamo; la mancata produzione delle dichiarazioni reddituali e gli estratti dei conti correnti; la mancata inclusione nel reddito dell'assegno divorzile), nonchè il mancato esame e valutazione della documentazione da Lui fornita (con note di deposito del gennaio e settembre 2015, contenente proprio gli estratti conto) in piena rispondenza con le richieste giudiziali, lamenta che il giudice non abbia valutato le risultanze e i comportamenti difformi tenuti dalle parti, escludendo il dovere di corrispondere l'assegno divorzile da parte dell'obbligato.

    2. Con il secondo (violazione della L. n. 898 del 1971, art. 9), il ricorrente lamenta il mancato esame degli elementi che avrebbero portato a dichiarare cessato il suo obbligo contributivo al primo gennaio 2011, invece che al momento della proposizione della domanda (introdotta dopo gli accertamenti relativi al mutamento delle condizioni economiche del coniuge, non collaborativo in ordine a quanto a lei richiesto) sicchè, al momento della cessazione del suo rapporto di lavoro (il 30 giugno 2012) l'ex coniuge non avrebbe avuto diritto a percepire la quota del suo TFR, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 12-bis.

    3. Con il terzo mezzo (violazione dell'art. 112 c.p.c., in riferimento alla L. n. 898 del 1970, art. 9 e agli artt. 155-ter e 156 c.c. e art. 710 c.p.c.) il ricorrente, in subordine al mancato accoglimento del secondo mezzo, chiede che la decorrenza della modifica sia effettuata al 27 giugno 2012 (data di deposito del ricorso) e non già al luglio del 2012, come erroneamente affermata dal...

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