• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di appello di Roma, sez. minorenni, ha confermato integralmente la sentenza emessa in data 24 settembre 2015 dal Tribunale per i minorenni della stessa città, che aveva dichiarato l'imputato L.P. colpevole di rapina aggravata e lesioni aggravate in continuazione, condannandolo alla pena ritenuta di giustizia.

    Contro tale provvedimento, l'imputato (con l'ausilio di un difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione) ha proposto ricorso per cassazione, deducendo i seguenti motivi, enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173, disp. att. c.p.p., comma 1:

    - violazione dell'art. 178 c.p.p., lett. C), art. 148 c.p.p., comma 2-bis e art. 420-ter c.p.p. (lamentando di avere inviato alla Corte di appello a mezzo PEC con mail ricevuta alle ore 18.32 del 20.6.2016 una richiesta di rinvio per legittimo impedimento, sulla quale la Corte di appello non si era pronunciata, limitandosi ad osservare che la richiesta era pervenuta alla sua attenzione alle ore 13.30 del 22.6.2016, quando il processo era già stato definito - alle ore 12.30 -).

    All'odierna udienza pubblica, è stata verificata la regolarità degli avvisi di rito; all'esito, la parte presente ha concluso come da epigrafe, ed il collegio, riunito in camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti, pubblicato mediante lettura in udienza.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso dell'imputato è inammissibile perchè proposto per un motivo manifestamente infondato.

    1. Nell'ambito del procedimento penale, l'invio di istanze a mezzo posta elettronica certificata (c.d. PEC) non è consentito alle parti private: l'istanza di rinvio per legittimo impedimento oggetto della doglianza difensiva era, pertanto, irricevibile.

    1.1. Questa Corte ha già chiarito che, nel procedimento penale, alle parti private non è consentito effettuare comunicazioni e notificazioni nè presentare istanze mediante l'utilizzo della posta elettronica certificata (Sez. 3, n. 7058 dell'11/02/2014, Rv. 258443, con specifico riferimento ad un'istanza di rinvio per legittimo impedimento; vedi anche Sez. 1, n. 18235 del 28/01/2015, Rv. 263189, con riferimento ad una istanza di rimessione in termini).

    Ai sensi dell'art. 148 c.p.p., comma 2-bis, artt. 149 e 150 c.p.p., art. 151 c.p.p., comma 2, e della L. n. 221 del 2012, di conversione del D.L. n. 179 del 2012), l'utilizzo della PEC è consentito, a partire dal 15/12/2014, soltanto per effettuare notificazioni da parte delle cancellerie nei procedimenti penali a persona diversa dall'imputato.

    1.2. In proposito, si è, in particolare, osservato che, "nel processo civile l'art. 366 c.p.c., comma 2 (così come previsto dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, che ha modificato la L. n. 53 del 1994), ha introdotto espressamente la PEC quale strumento utile per le notifiche degli avvocati autorizzati. Già il D.M. n. 44 del 2011 aveva disciplinato con maggiore attenzione l'invio delle comunicazioni e delle notifiche in via telematica dagli uffici giudiziari agli avvocati e agli ausiliari del giudice nel processo civile, in attuazione della L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 51. In tale contesto assume rilevanza la disposizione di cui all'art. 4 che prevede l'adozione di un servizio di posta elettronica certificata da parte del...

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