• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. - So.Pel. s.r.l. evocava in giudizio F.A. e G., quali eredi di F.F., chiedendo che fosse accertata l'avvenuta compensazione tra il credito vantato dei convenuti per compensi professionali spettanti al loro dante causa e il credito spettante alla stessa attrice quale compenso per i lavori eseguiti dalla stessa presso lo studio di F.F. e presso l'abitazione di F.G.; chiedeva la condanna di controparte al pagamento della somma di L. 45.005.643, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

    I convenuti si costituivano e svolgevano domanda riconvenzionale domandando la condanna di controparte al pagamento della somma di L. 54.658.137.

    Era disposta la chiamata in giudizio di Se.Pel. s.r.l., cessionaria dell'azienda già nella titolarità della società che aveva introdotto il giudizio.

    Il Tribunale di Benevento rigettava la domanda attrice e accoglieva quella riconvenzionale: per l'effetto condannava e la chiamata in causa al pagamento, in favore di F.A. e G., della somma di Euro 32.822,39, oltre interessi.

    2. - La pronuncia era impugnata da Se.Pel..

    Si costituivano, oltre che i F., la So.Pel. e, nella qualità di soci di quest'ultima, P.G. e Gi., i quali spiegavano appello incidentale, aderendo, per quanto concerneva i motivi fatti valere dall'appellante principale, alle ragioni di gravame..prospettate da quest'ultima.

    La Corte di appello di Napoli, con sentenza pubblicata il 27 gennaio 2015, accoglieva l'appello principale di Se.Pel. e per l'effetto rigettava la domanda azionata nei confronti di detta società; accoglieva pure l'appello incidentale dei P. e, in riforma della pronuncia impugnata, stabiliva la somma dovuta ai F. nella misura di Euro 28.228,57.

    La Corte di Napoli, per quanto qui ancora rileva, anzitutto riteneva che So.Pel. non...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Con l'unico motivo di ricorso principale viene dedotta violazione e falsa applicazione dell'art. 2495 c.c., comma 2 e art. 112 c.p.c.. Gli istanti censurano la sentenza impugnata nella parte in cui aveva disposto la loro condanna al pagamento, in favore di F.A. e G. della somma costituente oggetto del debito della società estinta. In tal modo, ad avviso dei ricorrenti, era stato violato l'art. 2495 c.c., comma 2, secondo cui il creditori sociali non soddisfatti possono bensì far valere i loro crediti nei confronti dei soci, ma "fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione". In altri termini, la responsabilità dei soci di So.Pel. s.r.l. non avrebbe potuto estendersi all'intero debito per cui i F. avevano agito giudizialmente, posto che, se così fosse stato, si sarebbe configurata una responsabilità diretta e illimitata dei soci per i debiti sociali, in contrasto col principio della responsabilità limitata dei soci delle società di capitali. Osservano ancora i ricorrenti che era il creditore a dover provare l'ammontare delle somme effettivamente percepite dal socio e che, in mancanza di una domanda di condanna articolata in modo specifico da controparte con riguardo al tema degli importi realmente riscossi, si configurava un vizio di ultrapetizione.

    1.1. - Non è certo concludente la censura basata sul contenuto, asseritamente generico, della domanda proposta giudizialmente dai F. nei confronti dei soci. A prescindere dal fatto che la censura appare impropriamente riferita all'erronea applicazione dell'art. 112 c.p.c., sotto il profilo dell'ultrapetizione, laddove si fa questione di un vizio dell'editio actionis, i ricorrenti non chiariscono quale fosse il preciso contenuto della domanda proposta, sicchè sul punto il motivo è carente della necessaria specificità.

    Nella restante parte il motivo è però...

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