• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Pronunciando in controversia relativa all'impugnazione proposta dalla società S.A.C.I. S.r.l. e dal suo socio unico B.F. avverso avvisi di accertamento emessi per il recupero, a fini Irpeg, Irpef, Irap e Iva per l'anno d'imposta 2001, di ricavi non dichiarati dalla società (riferibili a un contratto di sublocazione di immobile intercorrente tra la predetta società e la consorella S.A.C.I. 2 S.r.l.) e del maggior reddito di capitale conseguentemente presunto in capo al socio, la C.T.R. del Molise accoglieva l'appello proposto dall'Ufficio, confermando gli accertamenti impugnati; respingeva, per contro, in mancanza di prova da parte della contribuente, la tesi difensiva secondo cui la sublocataria non aveva versato i canoni dovuti per l'anno in questione e disconosceva altresì la sussistenza di costi detraibili relativi ai canoni di locazione che a sua volta la contribuente, per la medesima unità immobiliare, era tenuta a corrispondere alla proprietaria, risultando dagli atti che in realtà tali canoni non erano mai stati versati.

    2. Avverso tale sentenza B.F., in proprio e quale ex socio della S.A.C.I. S.r.l. (nelle more cancellata dal registro delle imprese), propone ricorso per cassazione, con due mezzi, cui resiste l'Agenzia delle entrate con controricorso.

    Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ..

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo di ricorso B.F. deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la C.T.R. fatto applicazione del principio di correlazione costi/ricavi in virtù del quale l'Ufficio, a fronte dei maggiori ricavi accertati rispetto a quelli risultanti dalla dichiarazione, avrebbe dovuto tener conto anche dei maggiori costi e oneri di competenza e, segnatamente, nella specie, di quelli rappresentati dal canone di locazione annuo dovuto alla proprietaria dell'immobile, indipendentemente dalla loro omessa contabilizzazione.

    2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, assumendo che la C.T.R., nello statuire, in accoglimento dell'appello, la "conferma degli accertamenti impugnati" è incorsa in vizio di ultrapetizione, investendo tale statuizione anche un tema di lite (l'accertamento della maggiore Iva pretesa, dichiarato illegittimo con la sentenza di primo grado) sul quale, non essendo esso attinto da specifico motivo d'appello, si era formato il giudicato interno.

    3. Con il proposto controricorso l'Agenzia delle entrate eccepisce preliminarmente l'inammissibilità del ricorso, per carenza di legittimazione in capo al ricorrente, in quanto proposto dallo stesso quale successore della S.A.C.I. S.r.l..

    Tale eccezione è infondata.

    Va invero riconosciuta legittimazione del ricorrente a proseguire il giudizio anche quale successore della suindicata società in ragione della documentata e, peraltro, non contestata sua qualità di socio della stessa, nelle more cancellata dal registro delle imprese.

    E' noto infatti che ai sensi dell'art. 2495 c.c. (nel testo, applicabile nel caso di specie ratione temporis, risultante dopo la riforma del...

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