Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    RITENUTO

    Avendo MA.Al. e suoi congiunti convenuto davanti al Tribunale di Milano l'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico per il risarcimento dei danni derivati dalla perdita della vista di MA.Al. all'occhio destro, e avendo la convenuta chiamato in causa, in forza di polizze assicurative della responsabilità civile nei confronti di terzi, Fondiaria Sai S.p.A. - la quale si costituì eccependo difetto di legittimazione passiva per difetto di copertura trattandosi di polizza claims made -, con sentenza del dicembre 2010-28 febbraio 2011 il Tribunale accolse la domanda risarcitoria soltanto per i danni subiti da MA.Al. e condannò la compagnia assicuratrice a tenere indenne l'azienda ospedaliera.

    La Corte d'appello di Milano, con sentenza del 7-28 gennaio 2015, ha accolto il conseguente appello proposto da Fondiaria Sai - cui avevano resistito gli appellati -, dichiarando la inoperatività della garanzia assicurativa.

    Ha presentato ricorso l'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico sulla base di tre motivi.

    Il primo motivo del ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di fatto discusso e decisivo.

    Premesso che sussistono due polizze assicurative - la n. (OMISSIS), efficace per tutto l'anno 2000, e la n. (OMISSIS), efficace dal 1 marzo 2001 al 31 dicembre 2003 -, si adduce che, riproducendo la motivazione di sue precedenti pronunce, la corte territoriale avrebbe esaminato soltanto l'art. 23 della seconda polizza anzichè - e questo sarebbe il punto decisivo - l'art. 16 della prima, che era stato invece esaminato dal Tribunale e che era oggetto dell'appello, perchè dichiarato nullo dal giudice di primo grado per natura vessatoria e assenza di doppia sottoscrizione.

    Il sinistro da cui derivò la perdita della vista all'occhio destro al MA. avvenne il 1 luglio 2000, quando operava la prima polizza (la...

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    Il primo motivo, sostanzialmente, lamenta che la corte territoriale, avvalendosi di una motivazione seriale tratta da altre sue precedenti pronunce, avrebbe esaminato soltanto l'art. 23 della seconda polizza, la n. (OMISSIS), senza tenere conto, invece, dell'art. 16 della prima polizza, la n. (OMISSIS), la quale, d'altronde, sarebbe stata quella operativa nel caso in esame, dal momento che l'evento fonte della responsabilità civile di cui si discute la copertura sarebbe avvenuto il 1 luglio 2000 (la prima polizza infatti varrebbe dal 1 gennaio al 31 dicembre 2000, mentre la seconda dal 2001 al 2003). Coerentemente, il motivo viene rubricato come denuncia di omesso esame di fatto controverso e decisivo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, da intendersi in riferimento appunto alla presenza e al contenuto della clausola 16 nella prima polizza assicurativa.

    Va anzitutto osservato, allora, che l'argomento proposto nella memoria ex art. 378 c.p.c., dalla stessa ricorrente in ordine all'esistenza di un giudicato esterno non ha alcuna pertinenza, a tacer d'altro, in rapporto al motivo in esame. Invero, il giudicato esterno, come viene prospettato dalla ricorrente, riguarderebbe la inefficacia della clausola 23 della polizza n. (OMISSIS), e non investirebbe pertanto l'art. 16 della prima polizza.

    Passando quindi al merito della censura, non può non rilevarsene una evidente fondatezza.

    Il giudice d'appello, nella sua - abbastanza concisa - esposizione dei motivi della decisione (pagine 4-8), premesso che il thema decidendum sarebbe stato da individuarsi nella "operatività o meno dei contratti inter partes nn. (OMISSIS) e (OMISSIS) (sic) rispettivamente con decorrenza dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2000 e dal 1 marzo 2001 al 31 marzo 2003" - ovvero nella presenza e nella efficacia nei suddetti contratti di una clausola "a richiesta fatta"(claims made) - (pagina 5 della motivazione),...

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