• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il Difensore di B.M. ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza con la quale la Corte di Appello di TRIESTE ha sostanzialmente confermato, ad eccezione del riconoscimento del vizio parziale di mente ex art. 89 c.p., la sentenza di primo grado che aveva condannato l'imputata alla pena di sei mesi di reclusione per il reato di resistenza ex art. 337 c.p..

    2. Il ricorrente ha dedotto due motivi di ricorso, per inosservanza o erronea applicazione di legge penale processuale e per vizi di motivazione, ex art. 606 c.p.p., lett. c ed e.

    2.1 Con il primo motivo, il ricorrente ha lamentato che non fosse stato dato seguito alla richiesta di rinnovazione del dibattimento di appello per l'effettuazione di una perizia sulla capacità di intendere e volere della imputata e che la Corte avesse viceversa acquisito un accertamento peritale svolto in altro procedimento e in riferimento ad un periodo diverso, luglio 2011, rispetto a quello nel quale è stato consumato il reato e cioè il (OMISSIS).

    2.2 Con il secondo motivo, il ricorrente ha lamentato che la Corte, pur avendo riconosciuto la semi-infermità ex art. 89 c.p., non avesse diminuito la pena inflitta in primo grado in ragione della affermata, permanente sussistenza della recidiva specifica e reiterata in ordine alla quale non era stata data motivazione effettiva da parte della Corte che aveva trascurato di considerare le condizioni psicopatologiche della imputata.

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. I ricorso è infondato e va rigettato.

    2. In merito al primo motivo di ricorso, va osservato che la Corte di Appello di TRIESTE ha correttamente dato atto che il Difensore della B., alla udienza di appello, aveva chiesto, anche se in subordine rispetto alla richiesta principiale di effettuazione di perizia psichiatrica sulla capacità di intendere e volere, l'acquisizione degli esiti di un accertamento psichiatrico condotto in altro procedimento penale.

    2.1 La Corte ha poi sostenuto, con motivazione esauriente e priva di palesi illogicità e quindi non sindacabile in questa specifica sede, che l'accertamento acquisito, riferito al luglio 2011, era estensibile, nei suoi risultati, anche al fatto commesso nel marzo precedente in quanto relativo a fatti molto ravvicinati nel tempo e quindi suscettibili di una valutazione unitaria sotto il profilo della capacità di intendere e volere.

    2.2 Del resto, va ulteriormente osservato che le doglianze difensive, oltre a contenere un evidente errore materiale dove le stesse si riferiscono all'episodio del (OMISSIS) quando in realtà quello oggi portato alla attenzione della Corte è del marzo 2011, non specificano con il necessario dettaglio le ragioni per le quali un accertamento di pochi mesi successivo sarebbe inidoneo a "coprire" anche i fatti del marzo precedente e, soprattutto, a chiarire perchè un nuovo accertamento avrebbe potuto condurre al riconoscimento di una incapacità piena di intendere e volere ex art. 88 c.p., così che anche per questa via appare del tutto incensurabile sia la motivazione del rigetto della richiesta di rinnovazione del dibattimento sia quella del riconoscimento alla imputata del vizio parziale di mente di cui all'art. 89 c.p..

    3. In merito poi al secondo motivo di ricorso, va osservato che la motivazione della Corte si richiama a quella, del tutto esauriente, di cui alla sentenza...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Legislazione Correlata (2)

please wait

Caricamento in corso...