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Cassazione civile, 2017, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con decreto del 17 febbraio 2015 il Giudice tutelare di Savona ha disposto l'apertura dell'amministrazione di sostegno di M.M. dopo che un grave infortunio sul lavoro l'aveva condotto in uno stato d'incoscienza e di totale incapacità di provvedere a sè stesso, nominando la moglie B.D., indicata in un documento da lui precedente sottoscritto. L'amministrato aveva anche dato direttive in ordine alle terapie cui non si sarebbe voluto sottoporre anche in caso di pericolo di vita, essendo testimone di Geova. Il Giudice tutelare, tuttavia, ha rigettato l'istanza della B. volta a negare, nella assunta qualità di amministratrice di sostegno, il consenso alla sottoposizione del marito a cure che prevedessero la trasfusione di emoderivati.

    Contro questo decreto la B. ha proposto a reclamo alla Corte d'appello di Genova ai sensi dell'art. 720 bis c.p.c., comma 2, chiedendone la riforma nella parte in cui non veniva concessa l'autorizzazione a esprimere la negazione del consenso alle terapie trasfusionali per il coniuge.

    Con decreto del 2 maggio 2015 la Corte d'appello ha dichiarato inammissibile il reclamo in quanto proposto avverso un provvedimento del giudice tutelare inerente alla "fase gestionale" dell'amministrazione di sostegno, privo del carattere della decisorietà e quindi reclamabile solo dinanzi al Tribunale ai sensi dell'art. 739 c.p.c., comma 1.

    A fondamento di tale pronuncia la Corte territoriale ha affermato:

    - l'art. 720 bis c.p.c., non si riferisce genericamente ai "decreti" ma al "decreto" del giudice tutelare, ed è collocato nel capo II, titolo II, libro IV del cod. proc. civ. (già intitolato "dell'interdizione e dell'inabilitazione" e, a partire dalla L. 6/2004, "dell'interdizione" - dell'inabilitazione e dell'amministrazione di sostegno"), dedicato alla pronuncia dell'interdizione e dell'inabilitazione, alla forma della...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1) Nel primo motivo viene dedotta la violazione dell'art. 720 bis c.p.c., e la falsa applicazione dell'art. 739 c.p.c., in relazione alle modalità di impugnazione del decreto del Giudice tutelare.

    Deduce la ricorrente:

    a) contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d'appello, il decreto del giudice tutelare non ha natura gestoria ma carattere decisorio, trattandosi del medesimo provvedimento che ha disposto l'apertura dell'amministrazione di sostegno ed essendo la richiesta di autorizzazione alla negazione del consenso alle cure la ragione fondamentale del ricorso per l'istituzione dell'amministrazione stessa;

    b) il decreto impugnato è contrario alla giurisprudenza di legittimità secondo cui il regime impugnatorio speciale previsto dall'art. 720 bis c.p.c., è applicabile al decreto di cui all'art. 405 c.c., che definisce il procedimento sul ricorso ex artt. 404 e 407 c.c. (Cass., sez. 6^, 18634/2012).

    2) Nel secondo motivo viene dedotta la violazione e falsa applicazione degli artt. 737 e 739 c.p.c., in relazione all'art. 408 c.c., commi 1, 2 e 3, e dell'art. 410 c.c., comma 1.

    Deduce la ricorrente:

    a) nel dichiarare inammissibile il reclamo, la Corte d'appello ha omesso di rilevare l'illegittimità del decreto del Giudice tutelare consistente nel non avere considerato che, ai sensi dell'art. 408 c.c., "la scelta dell'amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario" e che, ai sensi dell'art. 410 c.c., "l'amministratore di sostegno deve tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario". Tali aspirazioni, bisogni ed interessi erano stati puntualmente espressi dal M. in un documento intitolato "Direttive anticipate", da lui sottoscritto personalmente alla presenza di testimoni nella pienezza delle proprie facoltà di intendere e di volere e...

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