• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Il notaio F.M. nel (OMISSIS) venne coinvolta, quale trasportata sull'auto di Ra.Ma., in un incidente stradale con vettura priva di copertura assicurativa, riportando lesioni alla persona (lo scoppio di una vertebra) con esito permanente.

    Conveniva in giudizio il vettore Ra.Ma. e la compagnia di assicurazioni di questi, nonchè V.C.F., conducente dell'altra vettura che, perdendo una ruota che andava ad urtare la BMW condotta dal Ra., ne provocava l'uscita di strada, e le Generali Ass.ni quale impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada, non essendo la seconda vettura risultata assicurata.

    La domanda risarcitoria della F. in primo grado era accolta solo in parte. Il tribunale rigettava la domanda volta al risarcimento del danno da lucro cessante connesso alla invalidità temporanea e alla invalidità permanente.

    La Corte d'Appello di Milano, con la sentenza qui impugnata, le riconobbe una ulteriore somma a titolo di risarcimento del lucro cessante per il periodo di invalidità temporanea, confermando il rigetto della domanda in relazione al lucro cessante da invalidità permanente sulla considerazione che si fosse provveduto a personalizzare il danno biologico nella misura massima, tenendo conto della considerazione del c.t.u. relativa al una diminuzione della capacità lavorativa specifica del 20%, rapportata al maggior affaticamento e alla usura lavorativa del notaio. La corte d'appello, in particolare, negava il risarcimento del danno da riduzione della capacità lavorativa specifica escludendo che fosse stata fornita la prova, anche presuntiva, di un pregiudizio economico collegato alle conseguenze permanenti dell'incidente.

    F.M. propone ricorso per cassazione illustrato da memoria nei confronti di Ra.Ma.Ro., Generali Italia s.p.a., Compagnia Assicuratrice Linear s.p.a. e V.C.F. avverso la sentenza n. 933/2014, depositata dalla Corte d'Appello di Milano in data 8 maggio 2014.

    Le...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    La ricorrente, con i tre motivi di ricorso, e con la breve premessa che vi ha anteposto, sottolinea come le sia stato negato dai giudici di merito il diritto ad un integrale ristoro del pregiudizio subito, in quanto gli stessi avrebbero sottovalutato, nonostante gli elementi di prova forniti, le conseguenze anche in termini di pregiudizio patrimoniale della lesione dell'integrità fisica riportata, che si traduce, come postumi permanenti (avendo il notaio riportato la lesione di una vertebra) principalmente in una maggiore faticosità del lavoro, nelle difficoltà di conservare per lungo tempo sia la stazione seduta, che la stazione eretta, nella difficoltà di effettuare spostamenti, ed in una necessità di interruzioni consistenti e del rispetto di tempi più lunghi di recupero fisico rispetto a quelli ordinari di una persona che si trovi nelle stesse condizioni di età e di salute complessiva senza la predetta alterazione fisica.

    Il tema evocato è quello dell'apprezzamento del danno permanente riportato da chi eserciti una professione intellettuale, sotto il profilo della riduzione della propria capacità di produrre guadagno, e quindi del verificarsi di un lucro cessante futuro.

    Occorre individuare in quali casi il danno fisico con esiti permanenti non comporti soltanto la necessità che se ne tenga conto ai fini di una adeguata personalizzazione del danno biologico, ma quando e secondo quali criteri probatori, esso possa determinare anche una riduzione della capacità di guadagno nelle professioni intellettuali.

    La ricorrente denuncia la violazione di numerose norme (principalmente delle norme in materia di presunzioni e di nesso causale, e dell'art. 2697 sulla ripartizione dell'onere probatorio) sulla questione del risarcimento del danno derivante da invalidità permanente le cui lesioni abbiano avuto un'incidenza sulla capacità lavorativa specifica.

    Ricostruisce i principi elaborati dalla...

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