• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    La Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale della stessa città, ha rigettato la domanda proposta da M.M., il quale aveva convenuto in giudizio la società Milano Serravalle-Milano Tangenziali s.p.a., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti in conseguenza del sinistro verificatosi il (OMISSIS), allorchè, mentre alla guida di un'autovettura affidatagli dal datore di lavoro percorreva a velocità regolare l'autostrada (OMISSIS), in direzione (OMISSIS), non aveva potuto evitare di collidere con un capriolo che, provenendo dalla carreggiata opposta, aveva saltato il divisorio centrale ed aveva improvvisamente attraversato quella sulla quale egli viaggiava, proprio nel momento del suo passaggio.

    Per quel che ancora rileva, la Corte di Appello ha attribuito rilevanza decisiva, in funzione dell'esclusione della responsabilità della società di gestione dell'autostrada, alla circostanza - accertata dalla Polizia Stradale in occasione dell'ispezione dei luoghi effettuata nell'immediatezza dell'incidente e descritta nella relazione redatta dagli agenti e prodotta dallo stesso attore - che la rete di recinzione esterna della sede autostradale, nel tratto interessato dal sinistro, era risultata integra.

    Secondo la Corte territoriale, precisamente, la predetta circostanza, in primo luogo, impediva di formulare un giudizio di responsabilità della società ai sensi dell'art. 2051 c.c., in quanto l'ignoranza in ordine alle modalità, al tempo e al luogo di ingresso dell'animale nella sede autostradale non consentiva di affermare la sussistenza del rapporto di causalità tra la cosa in custodia della convenuta-appellante e il sinistro che aveva causato i danni lamentati dall'attore-appellato.

    In secondo luogo, ad avviso della Corte di Appello, la medesima circostanza escludeva altresì la possibilità di ritenere la società di...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. La questione preliminare relativa all'improcedibilità del ricorso per mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, sollevata nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c., e ribadita dalla società controricorrente nella memoria ex art. 378 c.p.c., è infondata.

    La ratio della disposizione contenuta nell'art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, secondo cui il ricorrente ha l'onere di depositare nei venti giorni dall'ultima notificazione, a pena di improcedibilità, il ricorso con copia autentica della sentenza impugnata completa della relazione di notificazione se avvenuta, risiede nell'esigenza di consentire alla Corte di legittimità non solo di conoscere il contenuto del provvedimento impugnato ma anche di verificare la tempestività dell'impugnazione ai sensi degli artt. 325 e 326 c.p.c..

    E' pertanto evidente che tale onere non può ritenersi sussistente nell'ipotesi in cui la notificazione del ricorso si sia perfezionata, dal lato del ricorrente, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, poichè in tal caso il rispetto dei termine breve di cui all'art. 325 c.p.c., comma 2, è reso manifesto dal collegamento tra la data di pubblicazione della sentenza e quella della notificazione del ricorso (Cass. 10/07/2013, n. 17066; Cass. 22/09/2015, n. 18645).

    Ciò è quanto è accaduto nel caso di specie, nel quale la sentenza impugnata risulta depositata il 5 novembre 2014 e il ricorso per cassazione risulta notificato il 17 dicembre 2014.

    Il ricorso medesimo è dunque procedibile.

    2. Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2043 c.c.) il ricorrente censura la decisione impugnata anzitutto nella parte in cui ha escluso la responsabilità della società in qualità di custode dell'autostrada.

    Rammenta che la responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c., ha carattere oggettivo...

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