Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    L'Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti di C.A., che resiste con controricorso e propone ricorso incidentale, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 51/02/12, depositata il 22/3/2012, di riforma della decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso del contribuente avente ad oggetto l'impugnazione di una cartella di pagamento, per mancata ammissione in compensazione, relativamente all'anno d'imposta 2004, di un credito IRPEF per Euro 12.654,00, e di un credito IVA per Euro 736,00, derivanti entrambi dalla dichiarazione dell'anno precedente (Modello Unico 2004 per l'anno 2003) inviata telematicamente e "scartata" dal sistema informatico, per la comunicata presenza di un "errore bloccante".

    Il Giudice d'appello, nel disporre l'annullamento della cartella di pagamento, ha sostenuto, in particolare, che la dichiarazione inviata telematicamente dal contribuente, "scartata" per un errore di trasmissione, non può comportare il disconoscimento di un credito d'imposta del quale l'Ufficio è comunque venuto a conoscenza, in quanto il D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 7, che pure considera omessa, in siffatta ipotesi, la dichiarazione, non dispone la perdita del credito.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    La ricorrente Agenzia delle Entrate lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, commi 1 e 8, e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, giacchè la CTR non avrebbe considerato che la dichiarazione può ritenersi validamente presentata solo quando è corredata da apposita ricevuta, che ne attesti l'avvenuta consegna presso l'Agenzia delle Entrate, e che soltanto in questo caso il contribuente può usufruire dei benefici ad essa connessi. Evidenzia, altresì, che il C. è stato puntualmente informato dello "scarto" della dichiarazione relativa all'anno 2003, come documentalmente provato in atti, e che ben avrebbe potuto attivarsi tempestivamente per rimuovere l'errore di trasmissione e ripetere l'invio telematico, ai sensi del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, commi 7 e 8. Evidenzia che, in caso di omessa dichiarazione annuale, è "implicitamente" escluso che il credito d'imposta possa essere recuperato nel periodo d'imposta successivo.

    La questione posta dalla ricorrente trova soluzione nella giurisprudenza di questa Corte che ha avuto modo di affermare, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, che "la dichiarazione inviata in via telematica, ai sensi del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 3, comma 2, (nel testo applicabile "ratione temporis"), si considera presentata nel giorno in cui è trasmessa, e si ritiene ricevuta, ai sensi del comma 10 del medesimo articolo, dal momento della comunicazione di ricevimento da parte dell'Amministrazione finanziaria, atto che assolve alla finalità di fornire prova dell'avvenuta, tempestiva, consegna da parte del contribuente e del regolare adempimento degli obblighi di presentazione. Tale disciplina si applica anche nel caso in cui si siano verificati i cosiddetti "errori bloccanti" della trasmissione telematica, che - con i tempi e le modalità di cui alla circolare n. 35 del 23 aprile...

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