Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. - Con sentenza resa pubblica il 19 novembre 2013, il Tribunale di Ancona rigettava l'appello proposto da S.F. avverso la decisione del Giudice di pace della medesima Città, che aveva accolto la domanda, proposta da M.I., di condanna dello stesso S. al pagamento della somma di Euro 950,67, oltre interessi (per Euro 14,72), a titolo di rimborso delle spese legali già versate dall'attrice al convenuto a seguito di sentenza di condanna in altro giudizio, poi oggetto di riforma.

    1.1. - Per quanto ancora rileva in questa sede, il Tribunale premesso che il thema decidendum verteva soltanto sulla pretesa restitutoria azionata dalla M., con conseguente irrilevanza delle argomentazioni dell'appellante "riguardanti l'esistenza e la titolarità del credito risarcitorio discusso in altra causa" - osservava che il giudizio dinanzi al Giudice di pace, essendo il petitum inferiore ad Euro 1.100,00, era stato definito secondo equità, per cui la sentenza era appellabile solo per violazione della Costituzione, delle norme di diritto sovranazionale, della legge processuale e dei principi informatori della materia. Di qui, l'inammissibilità del primo motivo di appello, con il quale si sosteneva che la Marzioni "non aveva diritto alla restituzione, in quanto non aveva fornito la prova di aver effettuato il pagamento", chiedendo così "una nuova valutazione di merito".

    1.2. - Il giudice di appello riteneva, poi, infondata la censura sull'abuso del processo per asserito frazionamento del credito, giacchè il credito vantato nei confronti del S. non era stato affatto frazionato in più processi, perchè la M. aveva esperito due distinti giudizi per conseguire da due diversi soggetti (il S. e O.L.) la restituzione degli esborsi, a titolo di spese legali, effettuati in favore di ciascuno.

    2. - Per la cassazione di tale sentenza ricorre ...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e/o falsa applicazione dell'art. 132 c.p.c. "per aver il Giudice d'Appello omesso di esaminare fatti decisivi per il giudizio benchè tutti connessi all'oggetto della causa e documentalmente acquisiti agli atti, e quindi nullità del procedimento".

    Il Tribunale avrebbe omesso di considerare i fatti e le prove inerenti al diritto alla restituzione di somme azionato dalla M. e ciò proprio a seguito della prospettata eccezione di difetto di legittimazione attiva di quest'ultima.

    2. - Con il secondo mezzo è dedotta, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o falsa applicazione dell'art. 81 c.p.c., "relativamente alla erronea e viziata valutazione della legittimazione attiva della parte appellata", e dell'art. 132 c.p.c., "per contraddittorietà e carenza di motivazione".

    Il Tribunale, nonostante le prove dedotte da esso convenuto, avrebbe errato a ritenere legittimata l'attrice a richiedere la restituzione delle somme a titolo di spese, giacchè il versamento era stato effettuato dal padre e non su incarico della stessa figlia, la quale, al momento del preteso sinistro (oggetto del giudizio da cui era scaturito il credito per spese processuali), non era neppure proprietaria dell'automezzo danneggiato.

    3. - Con il terzo mezzo è prospettata, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell'art. 113 c.p.c., art. 339 c.p.c., comma 3, e D.Lgs. n. 40 del 2006, "relativamente all'accoglimento parziale dell'eccezione di inappellabilità della sentenza di primo grado sollevata da controparte".

    Il giudice di appello avrebbe errato a ritenere il motivo sul difetto di legittimazione attiva della M. inammissibile ai sensi dell'art. 339 c.p.c., giacchè, nonostante il giudizio dinanzi al Giudice di pace...

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