• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con ordinanza in data 11.04.2016 il Tribunale di Reggio Calabria, costituito ai sensi dell'art. 309 c.p.p., ha confermato l'ordinanza emessa l'11.03.2016

    con cui il GIP in sede aveva applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di R.G.C., gravemente indiziato del delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, ex artt. 110 e 416 bis c.p., commesso in concorso con N.C.S., del quale il R. era accusato di essere il socio di fatto nella gestione dell'esercizio pubblico denominato (OMISSIS) (ex (OMISSIS)) di Reggio Calabria, mediante il contributo offerto, senza farne parte, alla conservazione, al rafforzamento e alla realizzazione degli scopi dell'articolazione territoriale della ndrangheta operante nel comune di Reggio Calabria; la condotta contestata, accertata in permanenza nell'anno 2014, era quella di aver favorito il radicamento sul territorio del sodalizio criminale, mediante il componimento dei contrasti insorti per il controllo delle attività economiche, e stringendo un pactum sceleris coi soggetti apicali delle cosche più potenti, in particolare assicurandosi la protezione della ndrangheta in relazione all'apertura dell'esercizio pubblico sopra indicato, gestito in società col N., riconoscendo all'organizzazione criminale poteri di regolamentare l'accesso al lavoro, mediante l'imposizione dell'assunzione alle dipendenze del bar di persone di gradimento delle cosche, nonchè l'accesso al commercio nel quartiere di (OMISSIS).

    L'ordinanza riportava in modo ampio e dettagliato i risultati dell'attività investigativa, frutto essenzialmente di attività captativa (telefonica e ambientale), ricostruttiva delle vicende del (OMISSIS) e dei contrasti insorti tra le cosche reggine in relazione all'apertura dell'esercizio da parte di Ni.An., entrato in conflitto coi fratelli S., esponenti di una cosca rivale e...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il primo motivo di ricorso è fondato, nei limiti che seguono, e il suo accoglimento assorbe la seconda ragione di doglianza del ricorrente.

    2. Occorre premettere che l'ordinanza impugnata ha dato conto in modo puntuale, in particolare alle pagine da 36 a 39, degli elementi, tratti dai risultati dell'attività di captazione, che supportano la prova indiziaria del rapporto di società di fatto esistente tra l'indagato e N.C.S., riguardante non solo l'attività di commercio all'ingrosso di prodotti dolciari esercitata sotto l'insegna "(OMISSIS)", mediante la ditta formalmente intestata alla figlia del N. (emblematica si appalesa, sul punto, l'affermazione del N. nel corso della conversazione registrata l'11.05.2014, progr. n. 3097, secondo cui R.G. "è con me con l'ingrosso, siamo assieme con l'ingrosso"), ma concernente anche la gestione dell'ex (OMISSIS), in funzione della cui imminente riapertura (sotto l'insegna (OMISSIS)) il R. aveva cooperato attivamente col N. nel reperimento della ditta incaricata della pulizia dei locali e nella ricerca dei contatti con gli esponenti delle cosche locali, in particolare con A.A., finalizzati a garantire l'avvio indisturbato dell'attività, intermediando la conseguente proposta di assunzione di C.M. alle dipendenze dell'esercizio, così rivelando un coinvolgimento e un interesse personale nella prossima conduzione del bar, oggetto - tra l'altro - di commento tra il N. e la figlia in altra conversazione, registrata il 15.05.2014.

    L'interpretazione delle risultanze d'indagine, operata sul punto dal Tribunale, costituisce esplicazione di un tipico giudizio di fatto demandato al giudice del merito cautelare, che non è sindacabile dalla Corte di legittimità, in quanto supportato da una congrua motivazione che non è scalfita dalla lettura alternativa delle relazioni tra i due soggetti...