• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Nel 1991 il minore P.A., mentre attraversava la strada, venne investito e ferito da un autoveicolo condotto da C.A., di proprietà di B.L. ed assicurato per i rischi della circolazione dalla società Commercial Union Insurance s.p.a. (che in seguito muterà ragione sociale in Aviva Italia s.p.a.; d'ora innanzi, per brevità, "la Aviva").

    2. Dopo che l'investitore fu condannato in sede penale, nel 2003 P.A. convenne dinanzi al Tribunale di Latina C.A., B.L. e la Aviva, chiedendone la condanna al risarcimento del danno.

    3. Con sentenza n. 705 del 2009 il Tribunale accolse la domanda, ma attribuì alla vittima un concorso di colpa del 50%.

    La Corte d'appello di Roma, adita da P.A., con sentenza 16.4.2013 n. 2158 rigettò il gravame.

    4. La sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione da P.A., con ricorso fondato su due motivi.

    Ha resistito con controricorso la Aviva.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Questioni preliminari.

    1.1. Il Procuratore Generale, nelle conclusioni pronunciate nella pubblica udienza del 23 febbraio 2017, ha chiesto preliminarmente che fosse ordinata l'integrazione del contraddittorio nei confronti del proprietario del veicolo investitore, B.L..

    Anche la Aviva, nel proprio controricorso, ha eccepito preliminarmente il difetto di integrazione del contraddittorio, per non essere stato notificato il ricorso per cassazione a B.L..

    1.2. Tali richieste non sono fondate.

    Il presente giudizio civile trae origine da un precedente giudizio penale, conclusosi con sentenza definitiva sull'an debeatur, ed al quale B.L. rimase estraneo:

    Deve, dunque trovare applicazione il principio già affermato da questa Corte, secondo cui quando il danneggiato da un sinistro stradale abbia esercitato l'azione civile nel processo penale instaurato nei confronti del conducente dell'autoveicolo, proponendo domanda di risarcimento nei confronti della compagnia assicuratrice e non anche del proprietario del veicolo, senza che il giudice abbia ordinato la chiamata in giudizio di quest'ultimo L. n. 990 del 1969, ex art. 23, il giudicato formatosi sull'an debeatur non è opponibile al proprietario del veicolo, il quale, conseguentemente, non è litisconsorte Viti necessario nel successivo giudizio civile proposto dal danneggiato nei confronti della compagnia assicuratrice, al fine di ottenere la quantificazione del danno (Sez. 3, Sentenza n. 7182 del 12/05/2003).

    2. Il primo motivo di ricorso.

    2.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta sia da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, (si lamenta, in particolare, la violazione dell'art. 1226 c.c.); sia dal vizio di omesso esame d'un fatto decisivo e controverso,...

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