• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Il curatore del fallimento di (OMISSIS) s.r.l. conveniva in giudizio O.E. ed Er., che si erano succeduti nella carica di amministratore della società, e tre istituti di credito, Banca di credito cooperativo di Carate Brianza, Banca popolare di Rho e Banca Intesa, chiedendone la condanna, in solido, al risarcimento dei danni, in ragione (a) del mantenimento e dell'abusiva concessione di linee di credito nonostante l'insolvenza della società e (b) della non corretta gestione, stante la prosecuzione dell'attività e la mancata adozione dei provvedimenti previsti dalla legge in caso di perdita del capitale.

    Radicatosi il contraddittorio, e costituitosi il Credito artigiano quale cessionario del ramo aziendale della Banca popolare di Rho, l'adito Tribunale di Monza: (1) dichiarava il fallimento carente di legittimazione quanto alla pretesa risarcitoria azionata contro gli istituti bancari per danni cagionati ai singoli creditori; (2) rigettava la domanda quanto ai presunti danni diretti cagionati dalle banche al patrimonio della società; (3) accoglieva l'azione di responsabilità verso gli amministratori per gli atti di distrazione compiuti, liquidando il danno in misura corrispondente.

    I gravami del fallimento, da un lato, e degli O., dall'altro, venivano rigettati dalla corte d'appello di Milano con sentenza depositata in data 7-10-2011, avverso la quale la curatela ha proposto ricorso per cassazione in due motivi.

    Si sono costituite, resistendo, tutte le banche, tra cui Intesa San Paolo, già Banca Intesa, e il Credito Valtellinese quale incorporante il Credito Piemontese, già Banca popolare di Rho.

    Le parti hanno depositato memorie.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Col primo mezzo, la curatela del fallimento (OMISSIS) denunzia la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto e il vizio di motivazione, per la mancata considerazione, da parte della corte d'appello, degli elementi costitutivi della domanda in effetti proposta dal fallimento. Sostiene che tale domanda era attinente non al danno subito dai singoli creditori, ma al danno cagionato dalle banche alla società dall'abusiva erogazione del credito, essendo stata dedotta la responsabilità solidale degli amministratori, per aver fatto ricorso al credito bancario quando la società aveva perso il capitale, e delle banche, per aver concesso e ingiustificatamente mantenuto le linee di credito in violazione delle regole di sana e prudente gestione.

    Col secondo mezzo la curatela denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2392, 2393, 2394, 2449 e 2043 c.c. e della L. Fall., art. 146, oltre che il vizio di motivazione, in relazione questa volta all'esclusione di responsabilità degli amministratori per l'omessa adozione dei provvedimenti previsti dalla legge in caso di perdita del capitale e per il danno in tal modo cagionato in concorso con le banche eroganti il credito.

    2. Il ricorso, i cui motivi possono essere esaminati congiuntamente perchè connessi, è fondato nel senso che segue.

    3. La corte d'appello di Milano ha reso la decisione affermando che il fallimento, nell'evocare il "credito asseritamente abusivo concesso alla (OMISSIS)", aveva "prima di tutto esercitato un'azione volta a favore dei creditori", i quali sarebbero stati "danneggiati dal ritardato accertamento dell'insolvenza e dal conseguente accertamento del passivo fallimentare". A fronte di ciò ha escluso, in base ai principi espressi dalle sezioni unite di questa Corte nella sentenza n. 7029-06, la configurazione dell'abuso di credito come azione di massa verso le banche eroganti. Ne ha...

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