• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Venezia ricorre per l'annullamento della sentenza del 17/11/2015 del Tribunale di Padova che ha dichiarato non doversi procedere nei confronti del sig. D.M. per il reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-ter, (omesso (omesso versamento dell'IVA dovuta per l'anno d'imposta 2006 per un ammontare di 329.272,00 Euro), perchè estinto per prescrizione.

    1.1.Con unico motivo, richiamando la giurisprudenza di questa Corte e quella della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e), la radicale mancanza di motivazione in ordine alla disapplicazione degli artt. 160 e 161 c.p., disapplicazione che il ricorrente invoca avuto riguardo alla natura degli interessi finanziari dell'Unione Europea coinvolti e pregiudicati dalla prescrizione del reato.

    2.L'imputato ha depositato memoria con cui:

    2.1. Ha eccepito l'inammissibilità del ricorso, non sussistendo alcun vizio di motivazione e non essendo deducibile tale vizio in costanza di causa estintiva del reato;

    2.2. Ne ha comunque chiesto il rigetto deducendo l'inapplicabilità, al caso di specie, dei principi della sentenza della CGUE n. C-104/14, Taricco: a) per l'assenza dei requisiti di gravità e considerevole numero di casi di frode grave; b) perchè in ogni caso successiva alla data di prescrizione del reato.

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    3. Il ricorso è ammissibile ma infondato.

    4. Quanto ai profili di ammissibilità, la Corte rileva che, al di là della formale qualificazione del motivo, non v'è alcun dubbio che la questione devoluta riguarda la erronea applicazione degli artt. 160 e 161 c.p., al reato di omesso versamento dell'IVA di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-ter.

    Il ricorso, pertanto, è ammissibile ai sensi dell'art. 569 c.p.p., (sul fatto che la Corte di cassazione, in caso di ricorso cd. "per saltum", possa e debba interpretare la volontà della parte, cfr. Sez. 4, n. 4264 del 05/04/1996, Lucifora, Rv. 204447; Sez. 2, n. 5786 del 26/11/2002, Lombardi, Rv. 223164; Sez. 2, n. 1848 del 17/12/2013, Di Rubba, Rv. 258193).

    5. Il ricorso, come detto, è infondato nel merito.

    5.1.Ciò sul decisivo rilievo che l'art. 325 TFUE, come interpretato dalla CGUE, da ultimo, in particolare, nella sentenza della Grande Camera nella causa C-105/14, Taricco ed altri, non si applica alle fattispecie di reato strutturalmente non caratterizzate da frode, come quella di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-ter, così come definita dall'art. 1 della Convenzione elaborata in base all'art. K.3 del Trattato sull'Unione Europea relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee, firmata a Lussemburgo il 26 luglio 1995 (cd. Convenzione PIF), cui fa riferimento, a fini definitori, la giurisprudenza eurounitaria.

    5.2.Afferma la citata sentenza CGUE: "36. Al riguardo si deve ricordare che, in base al combinato disposto della direttiva 2006/112 e dell'art. 4, paragrafo 3, TUE, gli Stati membri hanno non solo l'obbligo di adottare tutte le misure legislative e amministrative idonee a garantire che l'IVA dovuta nei loro rispettivi territori sia interamente riscossa, ma devono anche lottare contro la frode (v., in tal senso, sentenza Akerberg Fransson, C-617/10, EU:C:2013:105,...

Correlazioni:

Note a sentenza (1)

Legislazione Correlata (4)