• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La Corte d'appello di Bologna, con sentenza del 14/07/2016, ha riconosciuto l'esistenza delle condizioni per la concessione dell'estradizione di D.M. richiesta dalla Repubblica di Macedonia per l'esecuzione della pena residua di anni tre, mesi sei e giorni venti di reclusione a lui inflitta in relazione al delitto di omicidio volontario, pena rimasta ineseguita in conseguenza della sua evasione dalle carceri di quello Stato.

    La Corte territoriale ha disposto l'arresto dell'interessato nel corso del procedura.

    2. Hanno proposto ricorso l'interessato personalmente e la difesa di

    D..

    2.1. Nel ricorso personale l'interessato deduce di non essere stato adeguatamente difeso, per carenze del professionista di fiducia, oltre che per le condizioni di salute che gli avevano inibito la partecipazione personale al processo di estradizione, che richiede sia resa possibile con nuovo giudizio dinanzi alla Corte territoriale.

    Segnala che, per effetto della non corretta difesa, è stata omessa l'assunzione di prove testimoniali a suo favore, inerente alla sua condizione di collaboratore dei servizi segreti, che ne pone in pericolo l'incolumità in caso di ritorno nel territorio di origine; richiama inoltre l'intervenuta prescrizione del reato secondo le disposizioni di legge in vigore all'atto della pronuncia della sentenza, risalente al 1989, periodo storico rispetto al quale è intervenuto un mutamento dell'assetto dello Stato richiedente che, in tesi difensiva, rende non applicabile la fattispecie.

    2.2.1. Il difensore nel suo ricorso, richiamata la circostanza che la sentenza di condanna di cui si chiede esecuzione è stata emessa nel giugno 1989, in relazione ad una imputazione riconosciuta dalla repubblica Macedone, oltre che dalla disciplina prevista per gli Stati federali jugoslavi, poichè ai tempi era prevista la doppia giurisdizione, rileva...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1.Il ricorso è inammissibile per genericità e manifesta infondatezza.

    2. Privi di specificità risultano i motivi proposti dall'interessato, che evidenziano i problemi pratici derivanti dalla sua mancata partecipazione al giudizio d'appello, che si assume connessa ad esigenze di salute, meramente evocata in ricorso e non prospettata in quella sede, al fine di sollecitare un rinvio dinanzi alla Corte territoriale.

    Manifestamente infondati risultano i motivi riguardanti la mancata audizione dei testi sulla sua qualità di collaboratore, attualità che, per quanto si dirà anche in sede di confutazione del ricorso proposto dal difensore, risulta collocata nel corso del giudizio di merito in epoca successiva al reato, nel corso di esecuzione pena. La circostanza non assume pertanto alcuna incidenza sulla verifica della correttezza della decisione esecutiva e, conseguentemente, sulla possibilità di consegna del richiesto.

    Si deve ricordare che, in caso di sentenza esecutiva, lo Stato richiesto non è tenuto, in forza dei principi della Convenzione di estradizione intercorrente tra l'Italia e la Repubblica di Macedonia (Convenzione di Parigi del 1957, entrata in vigore nello stato richiedente il 26 ottobre 1999), a valutare l'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, analisi che rimane circoscritta all'ipotesi di consegna funzionale all'esecuzione di misura cautelare. Per contro, proprio la natura esecutiva della richiesta, esclude che possa assumere rilievo causa estintiva del reato evocata dalla difesa.

    Nè alcuna riserva è stata espressa alla firma dell'adesione alla convenzione da parte della Repubblica di Macedonia, intervenuta nel 1999, rispetto a fatti ed accertamenti pregressi, cosicchè la deduzione risulta sotto tale profilo generica.

    E' bene sottolineare invero che gli accordi sottoscritti, e la richiesta formulata al riguardo, sottendono...

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