Estremi:
Cassazione civile, 2017, Vedi massime correlate
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. P.V. e F.M.G., in proprio e quali legali rappresentanti del loro figlio P.U., convennero in giudizio, davanti al Tribunale di Agrigento, il Comune di quella città, chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni patiti dal figlio il quale, alla guida di un ciclomotore, era caduto a terra a causa della presenza di acqua sul manto stradale, dovuta ad una perdita non riparata.

    Si costituì il Comune di Agrigento, chiedendo il rigetto della domanda. Il Tribunale rigettò la domanda e compensò le spese.

    2. Avverso la sentenza è stato proposto appello da parte di P.U., frattanto divenuto maggiorenne, e la Corte d'appello di Palermo, con sentenza del 2 marzo 2015, ha dichiarato inammissibile il gravame, confermando l'impugnata pronuncia e compensando anche le ulteriori spese del grado.

    3. Contro la sentenza d'appello ricorre P.U. con atto affidato ad un motivo.

    Resiste il Comune di Agrigento con controricorso.

    Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c..

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), violazione e falsa applicazione dell'art. 2051 c.c., e dell'art. 14 C.d.S., lamentando che la Corte d'appello abbia erroneamente inquadrato la fattispecie nella norma dell'art. 2043 c.c., ed osservando di aver assolto il proprio onere probatorio sul punto.

    1.1. Il motivo è fondato.

    La Corte d'appello, infatti, ha rigettato la domanda sul rilievo che il sinistro si era verificato "a causa della fuoriuscita di acqua da un tubo rotto a margine del marciapiede, e quindi non per un pericolo immanentemente connesso alle condizioni proprie della strada, ma da un'insidia sorta in conseguenza del fatto del terzo", e da tale premessa ha tratto la conclusione per cui doveva applicarsi non l'art. 2051 c.c., invocato dal danneggiato, bensì l'art. 2043 c.c., con conseguente necessità per il danneggiato di provare l'esistenza della colpa. La motivazione, quindi, per quanto è dato comprendere, ha dato per pacifica l'esistenza della prova del nesso di causalità tra la caduta del P. e la presenza di acqua sul manto stradale, così come ha escluso che a carico del danneggiato potessero rinvenirsi gli estremi di un comportamento) colposo idoneo ad escludere il caso fortuito (sentenza 18 settembre 2015, n. 18317).

    Tale motivazione presta il fianco alle obiezioni del ricorso.

    Va osservato, innanzitutto, che la fattispecie deve essere decisa assumendo come parametro l'art. 2051 c.c., trattandosi della violazione di un obbligo di custodia; e in base a tale norma è a carico del danneggiato l'onere della prova della sussistenza del nesso di causalità tra la cosa e l'evento dannoso (sentenza 21 marzo 2013, n. 7125). Nella specie, la Corte d'appello non ha in alcun modo spiegato per quale ragione la rottura di un tubo a margine di un marciapiede possa essere...

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