• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Con decreto depositato in data 30 giugno 2015 il Tribunale di Lodi, pronunciando sul ricorso con il quale il signor R.I., padre del minore R.C., nato il (OMISSIS), aveva chiesto l'affidamento dello stesso in via esclusiva, con privazione della madre, sig.ra M.S., con lui non coniugata e residente in Spagna, dell'attribuzione di assumere ogni decisione per il figlio, assunti i provvedimenti urgenti a tutela minore ai sensi del Regolamento CE n. 2201 del 2003, art. 20, dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice italiano.

    2. La Corte di appello di Milano, Sezione per i Minorenni, con il provvedimento indicato in epigrafe ha rigettato il reclamo proposto dal sig. R.. In particolare, premesso che entrambi i genitori per ragioni di lavoro si erano trasferiti in (OMISSIS), nella città di (OMISSIS), dove il figlio C. - in un periodo compreso fra l'anno 2012 e il dicembre del 2014 - aveva frequentato la scuola materna, era stato iscritto all'anagrafe e al servizio sanitario pubblico, usufruendo anche di assistenza di natura psicologica, è stato ritenuto che, poichè il predetto minore era abitualmente residente in (OMISSIS), alla relativa autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 8 del citato Regolamento CE n. 2201 del 2003, appartenesse la competenza internazionale in merito alla responsabilità genitoriale dedotta in giudizio.

    E' stato altresì rilevato che gli stessi genitori, con un accordo sottoscritto il 10 giugno 2014, all'atto della cessazione della loro convivenza, avevano previsto di rimanere in (OMISSIS), stabilendo poi che, in caso di trasferimento di uno di essi lontano da tale città, il regolamento dell'affidamento sarebbe stato modificato in maniera tale da facilitare, nell'interesse del figlio, il regime delle visite per il genitore non residente a (OMISSIS).

    3. Il minore, quindi, risultava stabilmente inserito nel contesto sociale e nella...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con unica censura, deducendosi violazione e falsa applicazione dell'art. 8 del Regolamento U.E. n. 2201 del 2003, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, si sostiene che la Corte di appello avrebbe erroneamente applicato il criterio fondato sulla residenza abituale del minore, con particolare riferimento all'omessa valutazione della relativa stabilità nella prospettiva di un collocamento futuro.

    Si aggiunge che non sarebbero stati valutati i documenti deponenti nel senso della residenza in Italia del minore e si indicano, infine, talune circostanze (necessità di accertamenti da parte dei servizi sociali; iscrizione dal marzo del 2015 a un asilo in Turano Lodigiano; rilascio di tessera sanitaria italiana nell'anno 2010; frequentazione di una squadra di calcio e partecipazione a corsi di nuoto in Lodi) che indurrebbero "a credere che C. è sempre stato residente in Italia e che il suo futuro sarà in Italia".

    2. Vale bene premettere che questa Corte, con orientamento consolidato e costante, ritiene ammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso il provvedimento emesso ai sensi dell'art. 317 bis c.p.c. in sede di reclamo (Cass., 30 ottobre 2009, n. 23032; Cass., 14 maggio 2010, n. 11750; Cass., 25 marzo 2015, n. 6132).

    3. Il ricorso è infondato.

    L'art. 8, n. 1 del Regolamento U.E. n. 2201/2003, nel prevedere, per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, la competenza internazionale dell'autorità giudiziaria dello stato membro in cui il minore stesso risiede abitualmente alla data della domanda, detta un principio, come emerge dal "dodicesimo" considerando, ispirato dall'interesse superiore del minore stesso e dal criterio della vicinanza.

    3.1. Per residenza abituale deve intendersi il luogo dove il minore trova e riconosce, anche grazie a una permanenza tendenzialmente stabile, il centro dei...

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