• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    L'associazione "Codacons" (Coordinamento Associazioni Difesa Ambiente e diritti utenti e Consumatori), agendo sia in proprio che quale mandatario dei sigg.ri M.A., B.D. e V.P., nel 2010 convenne dinanzi al Tribunale di Roma la società BAT Italia s.p.a. chiedendone la condanna, ai sensi del D.Lgs. 5 settembre 2005, n. 206, art. 140 bis, al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali causati agli attori per avere generato in essi una dipendenza da fumo.

    La condotta illecita veniva ravvisata nell'avere la società svolto un'attività pericolosa (produzione e vendita di sigarette) senza adottare le opportune cautele volte a prevenire i rischi per la salute dei fumatori.

    Il Tribunale di Roma con ordinanza in data 1° aprile 2011 dichiarò inammissibili le domande.

    L'ordinanza del Tribunale venne reclamata dai soccombenti.

    La Corte d'appello di Roma, con ordinanza del 27 gennaio 2012, rigettava il reclamo, ma con una motivazione parzialmente diversa rispetto a quella posta dal Tribunale a fondamento del giudizio di inammissibilità della domanda. La Corte d'appello ha ritenuto infatti inammissibile la domanda perchè: a) fondata su una condotta materiale della società resistente anteriore al 15 agosto 2009, e quindi sottratta ratione temporis all'applicazione del D.Lgs. 5 settembre 2005, n. 206, art. 140 bis; b) i diritti azionati erano privi del requisito della "identità", prescritto dall'art. 140 bis, comma 2, lett. b); c) non vi era prova dell'esistenza d'un danno risarcibile.

    L'ordinanza della Corte d'appello è stata impugnata per cassazione dal Codacons e dai sigg.ri M.A., B.D. e V.P., sulla base di quattro motivi.

    Ha resistito con controricorso BAT s.p.a., eccependo l'inammissibilità del ricorso sull'assunto che l'ordinanza di inammissibilità D.Lgs. 6 settembre...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - La controversia è stata rimessa all'esame delle Sezioni Unite per prevenire un contrasto in ordine alla questione se sia ammissibile o no il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che dichiara inammissibile l'azione di classe di cui al D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 140 bis.

    2. - La questione è già stata affrontata dalla Prima sezione civile di questa Corte con la sentenza n. 9772 del 2012, la quale ha affermato il seguente principio di diritto: "l'ordinanza d'inammissibilità dell'azione di classe D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, ex art. 140 bis, (codice del consumo) è fondata su una delibazione sommaria ed è unicamente finalizzata ad una pronuncia di rito, idonea a condizionare soltanto la prosecuzione di quel processo di classe senza assumere la stabilità del giudicato sostanziale ovvero impedire la riproposizione dell'azione risarcitoria anche in via ordinaria; deve essere, pertanto, esclusa l'ammissibilità del ricorso per cassazione avverso detta ordinanza, salvo per quel che attiene la pronuncia sulle spese e sulla pubblicità".

    Tale decisione si fonda sostanzialmente su quattro rilievi, così riassumibili:

    (a) l'ordinanza di inammissibilità ex art. 140-bis non impedisce la proposizione dell'azione risarcitoria in sede ordinaria; ciò che è inibita (dall'ordinanza di inammissibilità) "non è la tutela giurisdizionale di un diritto, sebbene la tutela giurisdizionale in una determinata forma di un diritto tutelabile nelle forme ordinarie"; il provvedimento di rigetto del reclamo avverso l'ordinanza di inammissibilità è dunque analogo a quello di rigetto della "domanda d'ingiunzione", cioè un provvedimento che "non pregiudica la riproposizione della domanda anche in via ordinaria";

    (b) anche quando l'azione collettiva venga rigettata per manifesta infondatezza, ciò non impedirebbe la presentazione di una nuova istanza, anche soltanto...

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