Estremi:
Cassazione civile, 2016,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    SUNS Italia s.r.l., con atto notificato in data 27.7.2007, ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria della regione Lombardia in data 15.5.2009 n. 42 che aveva rigettato l'appello della società e confermato la decisione di prime cure con la quale era stata dichiarata la inammissibilità del ricorso introduttivo proposto avverso l'avviso di accertamento con il quale l'Ufficio di Vigevano dell'Agenzia delle Entrate aveva rideterminato il maggiore reddito d'impresa ai fini IVA, IRPEG ed IRAP per l'anno 2004, in quanto l'atto era stato sottoscritto da soggetto non legittimato a rappresentare all'esterno la società.

    La CTR rilevava che lo statuto sociale attribuiva anche ai "consiglieri delegati" eventualmente nominati dal Consiglio di amministrazione "i poteri di rappresentanza della società nei limiti dei poteri conferiti", e che il verbale del CdA in data 14.4.2003 aveva conferito la carica di consigliere delegato a C.R., P.C.P. e R.A. attribuendo agli stessi, in violazione del principio di collegialità stabilito dall'art. 2475 c.c., comma 3, (nel testo successivo alla riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003), "il compimento di tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione della società spettanti al Consiglio di amministrazione, senza limitazioni od esclusioni", nonchè "la rappresentanza della società per il compimento degli atti rientranti nelle rispettive deleghe.... con firma libera e disgiunta", derivandone la nullità delle deleghe in quanto rilasciate in violazione di norma imperativa e conseguentemente -sembra doversi intendere - anche del potere rappresentativo dell'amministratore P.C.P., che aveva conferito il mandato ad litem. In ogni caso rilevava la CTR che l'atto di delega del P. prevedeva soltanto una generica rappresentanza per il compimento degli atti concenernenti la...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Preliminarmente occorre rilevare che la produzione documentale effettuata dalla società ai sensi dell'art. 372 c.p.c., ai fini della dimostrazione dell'avvenuta trasformazione societaria, deve ritenersi superflua quanto alla esigenza di comprovare la ammissibilità del ricorso per cassazione, in quanto alcuna contestazione è stata formulata dalla controparte in ordine alla legittimazione processuale del "Vice presidente" del Consiglio di amministrazione, "consigliere delegato" e "legale rappresentate" della società P.C.P., tale dichiaratosi nella intestazione del ricorso e nella procura speciale rilasciata al difensore a margine del ricorso per cassazione.

    Manifestamente infondata è poi la eccezione, formulata per la prima volta con la memoria ex art. 378 c.p.c., di sanatoria con efficacia "ex tunc" dell'originario difetto di "legitimatio ad processum" del soggetto che ha proposto il ricorso introduttivo, sull'asserito presupposto che il ricorso per cassazione proposto dal soggetto legittimato avrebbe inteso "ratificare" l'operato del falsus procurator, stante la portata generale dell'art. 182 c.p.c., come riformato dalla L. n. 69 del 2009, che consente di regolarizzare l'originario difetto di capacità processuale dell'ente societario ed i vizi di nullità della procura asd litem mediante ratifica tacita con effetto retroattivo.

    Premesso che tale questione avrebbe dovuto essere introdotta con specifico motivo di ricorso - e dunque è inammissibile in quanto dedotta soltanto con la memoria illustrativa, osserva il Collegio che se, da un lato, la norma dell'art. 182 c.p.c., nel testo modificato dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, (che ha esteso espressamente la sanatoria anche ai vizi della procura ad litem: Corte cass. SS.UU. 22.12.2011 n. 28337), non trova applicazione retroattiva in difetto di epressa previsione legislativa (cfr. Corte Cass. Sez. 6 - 3, Ordinanza n....

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