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Cassazione civile, 2016, Vedi massime correlate
  • Fatto

    IN FATTO

    L'Agenzia delle Etrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti di L.N.C., in qualità socio e liquidatore della Bonaparte Galleria d'Arte srl, e di L.G.M., in qualità di socia della stessa società, (che resistono con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 586/19/2015, depositata in data 93/02/9015, con la quale - in controversia concernente l'impugnazione di un avviso di accertamento emesso a carico della società Bonaparte Galleria d'Arte srl, cancellata nel (OMISSIS), a seguito deposito del bilancio finale di liquidazione, dal Registro delle Imprese, per maggiori IRAP ed IVA dovute in relazione all'anno d'imposta 2007, a seguito di rettifica del reddito imponibile, e notificato all'ex liquidatore ed ai soci, ex art. 2495 c.c., - è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso dei contribuenti.

    In particolare, i giudici d'appello - premesse che l'avviso di accertamento impugnato concerneva "presunte imposte evase accertate in capo alla società, (cfr. pag. 18 dell'avviso di accertamento all. 3), non più esistente, in quanto cancellata, dal Registro delle Imprese, l'anno successivo a quello in contestazione, e non anche "utili extracontabili distribuiti ai soci - hanno dichiarato inammissibile il gravame dell'Agenzia delle Entrate, in quanto involgente domande ed eccezioni nuove, in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, avendo l'appellante sostenuto che l'importo in contestazione fosse costituito da "utili distribuiti extra contabilmente". La Commissione precisava che, nell'avviso di accertamento, l'Ufficio non aveva "mai retenuto che l'importo di Euro 1.194.335,00 fosse un utile distribuito extracontabilmente", consistendo il "petitum" nell'attribuzione ai soci della responsabilità diretta per le imposte dovute dalla società.

    I giudici della C.T.R....

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  • Diritto

    IN DIRITTO

    1. L'unico motivo del ricorso, con il quale si lamenta violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, per avere i giudici della C.T.R. ritenuto inammissibile l'appello dell'Ufficio in relazione al recupero a tassazione delle maggiori imposte accertate in capo ai soci, in virtù della presunzione di disti pro quota degli utili extracontabili, è infondato.

    Risulta, dalla sentenza impugnata e dall'esame degli atti, che oggetto del giudizio è l'avviso di accertamento emesso a carico della società di capitali, a seguito di rettifica del reddito sociale, per maggiori IRES, IRAP ed IVA dovute in relazione all'anno 2007 (anteriore alla estinzione della società), atto notificato ai soci, in ragione della loro responsabilità "oggettiva speciale" dettata dall'art. 2495 c.c., e non anche l'accertamento conseguente al recupero a tassazione "dell'ulteriore reddito proprio del socio accertato sulla base della presunzione di distribuzione ai soci pro quo di utili extrabilancio" (pag. 14 del ricorso per cassazione).

    Invero, in calce all'avviso di accertamento (incentrato sulla pretesa impositiva contestata alla società), si afferma: "Responsabilità dei soci. Considerato che la società risulta cessata, lo scrivente Ufficio è legittimato a far valere la pretesa tributaria contenuta nel presente atto di accertamento nei confronti dei soci in ragione della responsabilità oggettiva speciale degli stessi derivante dall'art. 195 c.c.. Lo scrivente Ufficio ritiene infatti integrata la responsabilità dei soci - in ragione di una interpretazione estensiva del dato letterale - anche in caso di distribuzione extracontabile di utili. Conseguentemente i soci devono rispondere di quanto accertato a carico della società per IRES, IRAP ed IVA dovute con il presente ACCERTAMENTO a carico della società, in ragione della quota individuale di responsabilità". Si tratta dunque di...

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