Estremi:
Cassazione penale, 2016,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con l'ordinanza deliberata il 30/11/2015, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli applicava la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di F.A. in relazione all'imputazione provvisoria di partecipazione ad associazione di stampo mafioso (capo A: per aver partecipato al gruppo capeggiato da Z.M., con il compito di gestire il più rilevante investimento della famiglia Z., ossia il centro commerciale denominato (OMISSIS) del valore di oltre 60 milioni di Euro, essendo, insieme con il fratello O., prestanome e fiduciario di Z., con il quale, durante la latitanza, si incontrava per stabilire le strategie commerciali del centro commerciale e al quale inviava periodicamente le ingenti somme generate dall'attività, fungendo anche da cassiere e custode della liquidità della famiglia Z. e gestore dei rapporti imprenditoriali e politici al più alto livello per conto degli stessi Z.), con i connessi reati - fine di intestazione fittizia (capo B), estorsione aggravata in danno di D.C. (capo H) e di concorso in abuso di ufficio, falso e truffa pluriaggravati (capi O, P, Q, R, S, T, U, V, Z, AA, BB).

    Con ordinanza del 25/01/2016, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli, per quanto è qui di interesse, rigettava la richiesta di revoca o di sostituzione della misura cautelare applicata ad F.A..

    Investito dell'appello dell'indagato contro questa seconda ordinanza, il Tribunale del riesame di Napoli, con ordinanza deliberata in data 08/04/2016, in parziale riforma del provvedimento impugnato, ha accolto l'appello limitatamente alle imputazioni provvisorie sub H) e AA), rigettando nel resto l'impugnazione.

    2. Avverso l'indicata ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli, ha proposto ricorso per cassazione F.A., attraverso i difensori avv. A. Gaito e avv. P....

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso deve essere rigettato.

    2. In premessa, mette conto ribadire che, per gravi indizi di colpevolezza ai sensi dell'art. 273 c.p.p. devono intendersi tutti quegli elementi a carico, di natura logica o rappresentativa che - contenendo in nuce tutti o soltanto alcuni degli elementi strutturali della corrispondente prova - non valgono, di per sè, a provare oltre ogni dubbio la responsabilità dell'indagato e tuttavia consentono, per la loro consistenza, di prevedere che, attraverso la futura acquisizione di ulteriori elementi, saranno idonei a dimostrare tale responsabilità, fondando nel frattempo una qualificata probabilità di colpevolezza (Sez. 2, n. 28865 del 14/06/2013 - dep. 08/07/2013, Cardella, Rv. 256657): il riferimento alla qualificata probabilità di colpevolezza - già delineato da Sez. U, n. 11 del 21/04/1995 - dep. 01/08/1995, Costantino ed altro, Rv. 202002 - rende ragione della sintonia della giurisprudenza di questa Corte rispetto a quella costituzionale, che ha sottolineato come le valutazioni compiute in relazione all'adozione di una misura cautelare personale debbano indurre il giudice a ritenere l'esistenza di una ragionevole e consistente probabilità di colpevolezza (Corte cost., sent. n. 131 del 1996). In questo quadro, la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato che, ai fini della configurabilità dei gravi indizi di colpevolezza necessari per l'applicazione di misure cautelari personali, è necessario l'esame globale ed unitario dei singoli elementi indiziari, essendo illegittima una loro valutazione frazionata ed atomistica (Sez. F, n. 38881 del 30/07/2015 - dep. 24/09/2015, Pmt. in proc. Salerno, Rv. 264515; conf., ex plurimis, Sez. 1, n. 16548 del 14/03/2010 - dep. 29/04/2010, P.M. in proc. Bellocco, Rv. 246935) e dovendosi, invece, verificare se essi, coordinati ed apprezzati globalmente, assumano la valenza richiesta dall'art. 273 c.p.p. (Sez. 2, n. 9269...

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