• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    G.F., P.A.M. e P.B.M. hanno proposto ricorso, basato su otto motivi, avverso la sentenza della Corte di appello di Roma, depositata il 9 ottobre 2012, di rigetto del gravame proposto avverso la sentenza del Tribunale capitolino con cui era stata rigettata la domanda, dalle stesse proposta, di risarcimento dei darmi loro determinati dal decesso della nonna, S.C., avvenuta a seguito di un sinistro stradale, allorchè la S. si trovava, quale trasportata, a bordo dell'auto Fiat Punto condotta da suo marito, M.P., e assicurata dalla Nuova Tirrena S.p.a., ora Groupama Assicurazioni S.p.a..

    La predetta società assicuratrice ha resistito con controricorso, illustrato da memoria.

    L'intimato M.P.A. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo si lamenta "violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 c.c., e degli artt. 2, 29, 31 e 32 Cost., sotto il profilo di cui all'art. 360 c.p.c., n. 3".

    Le ricorrenti censurano la sentenza della Corte di merito nella parte in cui ha ritenuto, in applicazione del principio di diritto affermato da Cass. 16/03/2012, n. 4253, e, quindi, successivamente all'introduzione sia del giudizio di primo grado sia di secondo grado, secondo cui il risarcimento da fatto illecito a soggetti estranei al ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero o la nuora) è necessario che sussista una situazione di convivenza.

    Sostengono le ricorrenti, richiamando al riguardo un diverso orientamento della giurisprudenza di legittimità (e, tra le altre, in particolare la sentenza di questa Corte del 15/07/2005, n. 15019) che "la morte di un congiunto, conseguente a fatto illecito, configura per i superstiti del nucleo familiare un danno non patrimoniale diretto ed ingiusto, costituito dalla lesione di valori costituzionalmente protetti e di diritti umani inviolabili, quali la perdita di affetti e di solidarietà inerenti alla famiglia come società naturale" e che tale danno, "incidendo esclusivamente sulla psicologia, sugli affetti e sul legame parentale esistente tra la vittima dell'atto illecito e i superstiti, non è riconoscibile se non attraverso elementi indiziari e presuntivi che, opportunamente valutati, con il ricorso ad un criterio di normalità, possano determinare il convincimento del giudice in ordine alla sussistenza di un bene ledo) e da tutelare (quello derivante del vincolo familiare), senza che un requisito in via esclusiva o condizionante a coabitazione), ne determini la sussistenza o meno", "dovendosi... considerare come il legame familiare - tutelato a livello costituzionale - non possa.., legarsi necessariamente alla convivenza, quasi che in...

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