• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1.- La Co.L.Edil. - Cooperativa Lavoratori Edilizi a r.l. propose opposizione allo stato passivo della liquidazione coatta amministrativa della Società Cooperativa Riserva Verde a r.l., chiedendo l'ammissione al passivo di un credito di Lire 1.500.000.000, a titolo di risarcimento dei danni per l'inadempimento di un contratto di appalto stipulato il (OMISSIS) ed integrato con atti aggiuntivi del (OMISSIS).

    Premesso che il contratto, stipulato tra la Cooperativa in liquidazione e la Edil.Coim. S.r.l., aveva ad oggetto la costruzione di trecentocinquantasette unità abitative in (OMISSIS), alla località (OMISSIS), espose che, a seguito dell'ultimazione del primo lotto dei lavori, le parti avevano stipulato una transazione, con cui avevano definito le controversie insorte nel corso dell'esecuzione, ribadendo la volontà di realizzare il secondo lotto e consentendo all'appaltatrice di cedere il contratto o subappaltare l'esecuzione delle opere; in virtù di tale autorizzazione, la Edil.Coim. aveva ceduto il contratto ad essa opponente, che non aveva tuttavia potuto eseguire i lavori, per causa imputabile alla committente.

    Si costituirono - i commissari liquidatori della Riserva Verde, ed eccepirono il difetto di legittimazione dell'opponente e l'infondatezza della domanda, nonchè l'intervenuta ammissione al passivo dell'Edil.Coim. per il medesimo credito, chiamandola in causa.

    1.1. - Il Tribunale di Roma con sentenza non definitiva n. 842/95 dichiarò l'efficacia della cessione e l'obbligo della Riserva Verde di risarcire alla (OMISSIS) i danni cagionati dall'inadempimento del contratto d'appalto, e con sentenza definitiva del 14 gennaio 2002 ammise al passivo l'intero credito fatto valere dall'opponente.

    2. - Sull'appello dei commissari liquidatori, si è costituito in giudizio C.M., in qualità di cessionario del credito fatto valere dalla (OMISSIS)

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo motivo d'impugnazione, i ricorrenti denunciano la violazione e la falsa applicazione dell'art. 1223 c.c. e dei principi che regolano l'individuazione del nesso causale tra l'inadempimento ed il danno, sostenendo che la Corte di merito ha frainteso la disciplina della responsabilità contrattuale, avendo confuso la fase volta all'accertamento dell'inesatta esecuzione della prestazione con quella avente ad oggetto la liquidazione del danno. Premesso che è in questa ultima fase che occorre procedere all'accertamento del nesso causale tra l'inadempimento ed il pregiudizio lamentato, in quanto il risarcimento deve comprendere soltanto la perdita subita ed il mancato guadagno che costituiscano la conseguenza diretta ed immediata dell'inadempimento, affermano che correttamente il c.t.u. ne aveva escluso la sussistenza, in quanto la mancata realizzazione dell'opera era dovuta a fatti esterni all'esecuzione del contratto.

    2. - Con il secondo motivo, i ricorrenti deducono la violazione e la falsa applicazione dell'art. 278 c.p.c. e degli artt. 1223 e 2909 c.c., osservando che l'accertamento del nesso di causalità tra l'inadempimento ed il danno non poteva ritenersi precluso dalla mancata impugnazione della sentenza non definitiva, recante la condanna generica al risarcimento. Premesso infatti che tale pronuncia prescinde dalla concreta esistenza del danno, esaurendosi nell'affermazione della potenzialità lesiva del fatto dannoso, sostengono che il giudicato formatosi al riguardo non esclude la necessità di procedere all'accertamento del nesso di causalità, con la conseguenza che nella successiva fase di liquidazione può legittimamente pervenirsi al rigetto della pretesa risarcitoria.

    3. - Con il terzo motivo, i ricorrenti lamentano la contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, affermando che l'esclusione della necessità di...

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