Estremi:
Cassazione civile, 2016,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    L.T., in proprio e nella qualità di tutrice del minore D.D., D.A., D.G. e D.L. nel 1991 convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, la Compagnia Latina di Assicurazioni S.p.a. e D.C., chiedendone la condanna solidale al risarcimento dei danni che asserivano di aver subito a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1986 e nel quale erano deceduti D. P., la moglie B.M.P., i loro figli D.M.T. e D.A., e un altro figlio dei predetti coniugi, D.D., aveva riportato lesioni.

    Assumevano gli attori che la responsabilità del sinistro era da attribuire a T.N., il quale, alla guida dell'autocarro di proprietà del Danna e assicurato con la Compagnia Latina di Assicurazioni S.p.a. (poi La Previdente Assicurazioni S.p.a., in seguito Milano Assicurazioni S.p.a.), si era immesso in autostrada procedendo contromano e si era scontrato con l'auto su cui viaggiava la famiglia di D.P.; precisavano, altresì, gli attori che T.N. aveva confessato il furto dell'autocarro presso un'officina di autoriparazioni ed era stato condannato in sede penale a pena detentiva per il reato di omicidio colposo plurimo ed al risarcimento dei danni in favore delle parti civili. I convenuti, costituitisi in giudizio, contestavano solo il quantum debeatur.

    Il Tribunale adito rigettava le domande proposte nei confronti di D.C. e condannava la compagnia La Previdente Assicurazioni, cessionaria della Latina Assicurazioni, che aveva già versato agli attori la somma di Lire 700.000.000, ricevuta quale acconto sul maggior danno, all'ulteriore versamento di Euro 201.269,18, comprensivo di capitale, svalutazione e interessi, ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo il ricorrente deduce "Violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 1223, 1224, 1226, 1284, 2056 e 2059 c.c., ed ai così testualmente principi tutti in materia di risarcimento dei danni posti in relazione al diritto ad un equo processo di durata ragionevole come sancito dall'art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (ratificata in Italia con L. 4 agosto 1955, n. 848) e con riferimento ai limiti temporali di ragionevole durata di cui alla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 2 bis, ed ai principi costituzionali in materia desumibili dagli artt. 111 e 117 Cost. - Art. 360 c.p.c., n. 3.

    Premesso che la Corte di merito, nel liquidare il danno biologico spettante a D.D. - deceduto in data 12 luglio 2000, in pendenza del giudizio di primo grado, per causa non conseguente al sinistro -, ha ritenuto di dover tener conto non del dato probabilistico ma della durata effettiva della vita del predetto, il ricorrente sostiene che i principi cui si è attenuta al riguardo la Corte territoriale siano da applicare quando la domanda sia stata proposta iure successionis dagli eredi del danneggiato, deceduto prima della liquidazione del danno, e non anche nel caso, come quello all'esame, in cui abbia agito lo stesso danneggiato, il quale avrebbe la legittima aspettativa che il danno subito gli venga liquidato sulla base della media statistica della sua vita residua.

    Peraltro - ad avviso del ricorrente - al dato probabilistico occorre far riferimento nel caso in cui il processo si protragga oltre i limiti ragionevoli di durata del giusto processo e sopravvenga in tale periodo la morte dell'attore e ciò perchè: 1) il risarcimento del danno biologico ha carattere esclusivamente personale e assume valenza patrimoniale al momento ...

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