• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1.- L'Associazione CODACONS proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Roma del 31 ottobre 2003, con la quale era stata accolta, per l'importo di Euro 5.000,00, la domanda avanzata da G.M. di condanna dell'Associazione al risarcimento dei danni a lui derivati dalla diffusione di un volantino (in occasione di un convegno tenutosi a (OMISSIS), in materia di effetti sulla salute della esposizione ai campi elettromagnetici), nel quale erano contenute frasi ed affermazioni ritenute diffamatorie e comportanti - secondo il Tribunale - un attacco personale, gratuito ed ingiustificato, facendo apparire l'attore (dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità) interessato personalmente a sostenere tesi scientifiche per fini diversi da quelli istituzionali e professionali.

    Si costituiva l'appellato G. chiedendo il rigetto del gravame e proponendo appello incidentale per la condanna dell'Associazione al risarcimento del danno nella misura di Euro 25.000,00, ovvero nella misura di giustizia e comunque in misura maggiore di quella liquidata in primo grado.

    1.2.- Con la sentenza qui impugnata, pubblicata il 10 ottobre 2012, la Corte d'Appello di Roma ha rigettato l'appello principale e dichiarato inammissibile l'incidentale, condannando l'appellante principale al pagamento dei due terzi delle spese del grado, con compensazione del terzo restante.

    2.- Contro questa sentenza l'Associazione CODACONS propone ricorso con quattro motivi.

    L'intimato G.M. non si difende.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.- Col primo motivo la ricorrente deduce falsa applicazione degli artt. 51, 595, 596 e 596 bis c.c. e art. 2043 c.c. in relazione agli artt. 2, 3 e 21 Cost., ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 perchè la Corte di merito sarebbe incorsa in errore nel ritenere che il comportamento ascritto al sodalizio ricorrente non fosse riconducibile al legittimo esercizio del diritto di critica e dunque non fosse meritevole dell'applicazione della scriminante dell'art. 51 c.p..

    La ricorrente, richiamata la giurisprudenza sul punto, sottolinea come i fatti esposti nel volantino oggetto di giudizio fossero senz'altro veri, in quanto non smentiti dall'interessato, e come, data questa verità storica, la circostanza che la narrazione di essi fosse associata all'espressione di un giudizio "fortemente critico nei confronti del G." avrebbe dovuto indurre i giudici di merito a ritenere il legittimo esercizio del diritto di critica.

    1.1.- Col secondo motivo si deduce omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., n. 5). Omesso esame del contenuto letterale del volantino, perchè la Corte d'Appello, piuttosto che su questo contenuto concreto, avrebbe fondato la decisione su "una attività ideativa soggettiva del contenuto stesso".

    2.- I motivi vanno esaminati congiuntamente perchè pongono la questione dell'applicazione della scriminante del legittimo esercizio del diritto di critica.

    Il primo è infondato; il secondo inammissibile.

    Prendendo le mosse da quest'ultimo, è sufficiente rilevare che investe un accertamento in fatto, facendo assurgere quello che è l'oggetto dell'accertamento - vale a dire il contenuto del volantino-

    a "fatto", il cui esame sarebbe stato omesso,...

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