Estremi:
Cassazione civile, 2016, Vedi massime correlate
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    E' stata depositata la seguente relazione:

    1. L'Avv. C.S. propone ricorso per cassazione avverso l'ordinanza emessa dal Tribunale di Bari, in composizione collegiale, in data 22-6-2012, a chiusura di un procedimento L. n. 794 del 1942, ex art. 28.

    Gli intimati si sono difesi con controricorso.

    Il ricorso è soggetto alla disciplina dettata dagli artt. 360 bis, 375, 376 e 380 bis c.p.c. come formulati dalla L. n. 186 del 2009, n. 69 e può essere trattato in camera di consiglio e accolto per manifesta fondatezza.

    Il tribunale ha dichiarato inammissibile la procedura L. n. 794 del 1942, ex art. 28 sul rilievo che i resistenti avevano sollevato contestazioni relative alla esistenza del rapporto obbligatorio e dall'entità della somma dovuta in relazione alle prestazioni rese.

    Avverso questa decisione propone ricorso C.S. con due motivi.

    2. Col primo motivo denunzia violazione del principio giuridico di corrispondenza tra chiesto il pronunciato ex art. 112 c.p.c. e nullità dell'ordinanza ex art. 360 c.p.c., n. 4.

    Sostiene il ricorrente che i resistenti hanno formulato unicamente delle eccezioni relative alla congruità della somma richiesta, ritenendo che la somma da loro versata di Euro 7.458,00 era congrua a compensare le prestazioni eseguite. Di conseguenza secondo il ricorrente non era stata formulata alcuna contestazione idonea a far dichiarare inammissibile il ricorso.

    3. Il motivo è infondato.

    Secondo costante giurisprudenza di questa corte la speciale procedura di liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile, regolata dalla L. n. 794 del 1942, artt. 28 e ss. non è applicabile quando la controversia riguardi non soltanto la semplice ...

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  • Diritto

    RITENUTO IN DIRITTO

    6. Il Collegio osserva che la L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 54, commi 1 e 2, ha conferito al Governo la delega ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione che rientrano nell'ambito della giurisdizione ordinaria e che sono regolati dalla legislazione speciale. Fra i principi e criteri direttivi indicati al legislatore delegato si ricorda, per ciò che interessa la presente controversia, quello di cui all'art. 54, comma 4, lett. B, n. 2 che prevede: "i procedimenti, anche se in camera di consiglio, in cui sono prevalenti caratteri di semplificazione della trattazione o dell'istruzione della causa, sono ricondotti al procedimento sommario di cognizione di cui al libro 4, titolo 1, capo 3 bis, c.p.c., come introdotto dall'art. 51 della presente legge, restando tuttavia esclusa per tali procedimenti la possibilità di conversione nel rito ordinario.

    Il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 1, con il quale è stata attuata la delega in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, prevede:

    "1. Ai fini del presente decreto si intende per:

    a) Rito ordinario di cognizione: il procedimento regolato dalle norme del titolo 1^ e del titolo 3^ del libro secondo c.p.c.;

    b) Rito del lavoro: il procedimento regolato dalle norme della sezione 2^ del capo 1^ del titolo 4^ del libro secondo del codice di procedura civile;

    c) Rito sommario di cognizione: il procedimento regolato dalle norme del capo 3^ bis del titolo 1^ del libro quarto del codice di procedura civile".

    Per quanto riguarda il procedimento sommarlo di cognizione è necessario coordinare la L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 51, comma 1 e il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, artt. 3 e 14-30.

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