Estremi:
Cassazione civile, 2016,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con citazione notificata il 9 giugno 2005 C.R. convenne P.G. innanzi al Tribunale di Mondovì, chiedendo di essere risarcito dei danni subiti a seguito del sinistro stradale verificatosi in data 29 ottobre 2002.

    Espose che quel giorno, mentre procedeva a bordo di un motociclo, era stato violentemente urtato dall'autovettura condotta dalla P., che non si era arrestata al segnale di stop. Resistette la convenuta.

    Nel giudizio intervenne volontariamente la società assicuratrice del mezzo della P., Aurora Assicurazioni s.p.a., che svolse difese sostanzialmente adesive a quelle della sua garantita.

    In corso di causa il Tribunale dispose il pagamento, in favore dell'attore, di una provvisionale di Euro 75.000,00.

    Con sentenza del 14 luglio 2009 il giudice adito, accertata l'esclusiva responsabilità della P. nella causazione del sinistro, la condannò, in solido con l'intervenuta, a pagare al C. la somma di Euro 89.827,28, oltre accessori, con detrazione del valore capitale della rendita eventualmente versata (...) dall'Inail, a seguito dell'incidente.

    Proposto dal soccombente gravame, la Corte d'appello di Torino con la sentenza ora impugnata, depositata in data 6 settembre 2011, ha accertato che UGF (incorporante di Aurora), dovrebbe versare all'infortunato la somma di Euro 54.858, importo inferiore a quello di Euro 75.000, allo stesso già corrisposto.

    Il ricorso di C.R. è affidato a sei motivi, illustrati anche da memoria.

    Si è difesa con controricorso Unipol s.p.a., incorporante di Aurora.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1 Con il primo motivo di ricorso l'impugnante denuncia violazione degli artt. 1223, 1226, 1227 e 2056 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4.

    Oggetto delle censure è l'affermazione della Corte territoriale secondo cui non potevano condividersi le critiche alla pronuncia di prime cure in ordine alla applicazione delle tabelle elaborate dal Tribunale di Torino, piuttosto che di quelle in uso nel Tribunale di Milano, considerato il valore meramente informativo delle stesse e il riconoscimento, a titolo di danno non patrimoniale, della maggior somma di Euro 100.000,00, a fronte del minore importo, di Euro 89.827,28, liquidato nella sentenza impugnata.

    Sostiene per contro l'esponente che l'utilizzazione di tabelle meneghine, che avrebbe fatto lievitare a Euro 134.589,77 la somma ristorativa dei pregiudizi non patrimoniali subiti dall'infortunato, era stata segnatamente raccomandata dal giudice di legittimità nel ben noto arresto n. 12408 del 2011 e che la mancata applicazione di quei criteri di calcolo era stata oggetto di una specifica doglianza in sede di gravame.

    1.2 Con il secondo mezzo si deduce, ex art. 360 c.p.c., n. 4, violazione dell'art. 112 c.p.c., per mancata pronuncia sul motivo di appello volto a denunciare l'insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo della sentenza di prime cure. Evidenzia in particolare l'impugnante che il Tribunale, dopo avere ampiamente argomentato in ordine al mancato assolvimento dell'onere della prova, gravante sull'attore, in ordine alla corresponsione, da parte di enti di gestione delle assicurazioni sociali obbligatorie, di emolumenti a detrarsi dalle somme dovute dai convenuti, aveva tuttavia disposto che l'importo liquidato a titolo di risarcimento danni andasse defalcato del valore capitale della rendita eventualmente ...

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